Cosimo

Incollo quà un po’ di cose…”mie”

  • 29 Maggio 2007

se vi sentite baciati sulla fronte da qualche dio se vi siete accorti che esiste una condizione umana ed una possibilità di realismo inquieto nel viverla se sapete leggere quello che i giornali non scrivono se non vi intendete come noi di musica ma non per questo ascoltate i critici ma anche se non avete mai pensato niente di tutto ciò perchè la vostra intelligenza non arriva a 70 fatevi coraggio, il mondo è in mano vostra, la situazione è eccelente…(da Live in Punkow, CCCP)

  • 23 Maggio 2007

“Tutto è questione di donare.
Gli uomini felici sono coloro che si donano.
Gli insoddisfatti coloro che soffocano l’esistenza in un perpetuo tirarsi indietro,
chiedendosi continuamente che cosa stanno per perdere.
Donarsi completamente, sempre.
Fare ciò che si deve generosamente, con il massimo impegno,
anche se l’oggetto del dovere è senza grandezza apparente.”

Leon Degrelle

  • “Esistono persone al mondo,
    poche per fortuna, che
    credono di poter barattare
    una intera via crucis
    con una semplice stretta di mano,
    o una visita ad un museo,
    e che si approfittano della vostra
    confusione per passare un colpo
    di spugna su un milione di frasi,
    e miliardi di parole d’amore…”Andrea Pazienza - da “Gli ultimi giorni di Pompeo”
  • COSTRUITEMI UN MONDO

Costruitemi delle navi che vadano un po’ più forte
Costruitemi dei treni che portino a casa più presto
Costruitemi delle automobili che funzionino meglio
E costruitemi degli aeroplani che portino più in alto più in fretta
Andate a prendere i vostri arnesi
E i vostri libri e mettetevi a lavorare
E ricostruite il mondo daccapo
Questo qui ha finito di trascinarsi la palla al piede
Andate a prendere gli arnesi e ricostruiteci un mondo libero
Costruitemi delle case dove gli scarafaggi non divorino le persone
E mettete in piedi edifici che non siano pieni di malattie
Inventate dei furgoni del latte che si fermino ad ogni porta
Ricavate un orto per ogni manovale
Volete costruire?Dite che volete costruire?
Volete lavorare? Dite che volete lavorare?
Volete studiare e volete imparare?
Be’ allora andate a costruire un mondo con delle paghe oneste
Costruite dei giochi d’azzardo che servano a costruire collegi per gli
orfani
Costruite ippodromi e allevate cavalli che possano correre
E fare soldi per l’assistenza alle donne incinte
Costruitemi delle fabbriche dove si possano incontrare tutte le razze
Delle strade che siano calpestate da piedi di ogni colore
Dei prati e dei parchi e dei cortili aperti a tutti
E delle stazioni radio che dicano delle cose sensate.
Sapete fare dei film con un minimo d’intelligenza?
Delle miniere che scavino da sole?
Non sapete inventare un albero che dia ombra a tutti gli uomini?
Non sapete mettere insieme una zappa che scavi una terra libera?
E già che ci siete costruitemi una terra
Che sappia utilizzare ogni goccia di sudore
Costruitemi delle montagne su misura per i miei uomini
Un mondo a misura d’uomo, e un’umanità sindacale

In mare , 19 luglio 1944
Piroscafo Sea Porpoise
WOODY GUTHRIE

  • 11 Novembre 2007 da il Blog di Gigi

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch‘io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci, Febbraio 1917

  • 21 Novembre 2007
\mathfrak{s}e l’occhio non si esercita, non vede.Se la pelle non tocca, non sa.Se l’uomo non immagina, si spegne.
 

(da Il limone lunare, Danilo Dolci)

  • 3 dicembre 2007

“Penso che la gente dovrebbe sapere che noi dei Clash siamo anti-fascisti, contro la violenza, siamo anti-razzisti e per la creatività. Noi siamo contro l’ignoranza”. Joe Strummer (Dicembre 1976)

  • 7 dicembre 2007

“Si deve essere capaci di vivere anche senza niente. Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare. (Etty Hillesum)

Una Risposta a “Cosimo”

  1. ale Dice:

    Ciaooo,stò cercando di sviluppare un blog giornale in cui gli articoli sono scritti dai blogger WordPress (o al limite se non hai tempo posso scriverti io un’articolo prendendolo dal tuo blog e rimandandolo al tuo blog…).
    Il blog giornale nasce con l’intento di dare maggior visibilità al tuo blog e alla gente che cerca in rete la possibilità di trovare articoli di maggiore qualità in un’unico posto (visti i migliaia di blog che nascono ogni giorno…).
    Se ti và uno scambio link col blog giornale contattami pure.
    ti ringrazio anticipatamente e a presto
    http://www.giornale.fm

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