Amici, il 1° anno della SSIS è andato, proprio mentre la Ministra Gelmini ha deciso di chiudere questa decennale esperienza. ANcora non sappiamo se finiremo nelle graduatorie oppure no, sicuramente si sa che la scuola non è tra le massime preoccupazioni della politica italiana…
Tirando le somme di questo primo anno speso (in tutti i sensi) tra Siena e Firenze, metto tra le cose positive le persone incontrate, in particolare alcuni compagni di sventura della classe A061 e gli alunni delle scuole in cui ho fatto tirocinio.
Tra le cose negative: l’ipocrita facciata di serietà che la SSIS si da, nascondendo sotto “l’importanza del ruolo educativo e culturale del professore”, una macchina quale quella di Università e SSIS completamente ingrippata da pseudoserietà, complicatezza, formalità , perdita di tempo e soldi, a scapito della formazione vera e propria di noi studenti.
A mio modesto parere la SSIS non è una cosa fatta male, ma necessitava in questi 10 anni di un gruppo di lavoro che potesse migliorarla, cambiando certe cose che sono perfettamente inutili. Sarebbe forse meno costoso ed impegnativo ( l’età media dei SiSSINI è 35 anni, con tutte le variabili che comporta questo periodo della vita, adesso) porre maggiore attenzione al tirocinio nelle scuole e all’area comune in cui sono trattate le materie più inerenti alla scuola e alla formazione che rifare per l’ennesima volta le stesse cose che hai studiato per 5-6, (anche 7 nel mio caso) all’Università.
Leggete qui sotto.
dal sito di Repubblica
Maledetti professori
di ILVO DIAMANTI
IL “PROFESSORE”, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all’università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a “modello” dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E’ almeno da vent’anni che tira un’aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell’era del “mito imprenditore” . Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l’artigiano e il commerciante. L’immobiliarista. E’ “l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.
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