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	<title>Comosome &#187; gelmini</title>
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		<title>Comosome &#187; gelmini</title>
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		<title>Cio&#8217; da fa</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 09:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comosome</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; la maglietta-regalo di compleanno più azzeccata&#8230;
Infuria la protesta scolastica e non riesco a star dietro al blog, anche perchè il progresso è tanto, ma ancora a 20 km da firenze non c&#8217;è internet, mentre l&#8217;amico pastore ce l&#8217;ha&#8230;

Incollo una cosa che mi è piaciuta
Per impedire a tutti i costi l’elezione di Barack  Obama [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comosome.wordpress.com&blog=735822&post=232&subd=comosome&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; la <a href="http://www.vernacoliere.com/gadget/maglie/nuove/ciodafa.jpg">maglietta-regalo</a> di compleanno più azzeccata&#8230;</p>
<p>Infuria la protesta scolastica e non riesco a star dietro al blog, anche perchè il progresso è tanto, ma ancora a 20 km da firenze non c&#8217;è internet, mentre <a href="http://laposcotti.blogspot.com/">l&#8217;amico pastore</a> ce l&#8217;ha&#8230;</p>
<p><a href="http://comosome.files.wordpress.com/2008/10/route-2009.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-233" title="Dalla mia finestra" src="http://comosome.files.wordpress.com/2008/10/route-2009.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Incollo una cosa che mi è piaciuta</p>
<p style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Per impedire a tutti i costi l’elezione di Barack  Obama a presidente degli Stati Uniti, la destra oltranzista americana ha cercato  di far passare il candidato democratico per un<span> </span>musulmano amico dei terroristi,  diffondendo tra l’altro 28 milioni di copie di un video che in tal modo lo  colpisce. Esemplare è stata a questo proposito la replica di Colin Powell, l’ex  segretario di Stato di Bush, che nel dichiarare il proprio appoggio ad Obama ha  detto: «Mi dà fastidio quello che dicono alcuni repubblicani: “Obama è  musulmano”. È cristiano, lo è sempre stato. Ma la vera risposta sarebbe: e anche  se fosse musulmano? Non c’è niente di male a esserlo, questa è l’America».  Questa è l’America; ma ancora di più si potrebbe dire: questo è il mondo moderno  e civile.</span><span id="more-232"></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">Su Obama cominciano a nascere molte  speranze. Un afro-americano alla presidenza degli Stati Uniti! Forse non così i  padri fondatori, cristiani bianchi e puritani com’erano, si erano immaginati  quella «città sul monte» che avevano inteso costruire. Per Colin Powell, «sarà  un segnale che elettrizzerà il mondo  intero».</span></span></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">Secondo gli osservatori più intelligenti  Obama cercherà di costruire questa nuova figura dell’America avvicinandosi  all’Europa e tornando a incontrare la sua cultura magnanima e accogliente: non  più Guantanamo, non più Abu Ghraib, non più scontri di civiltà.<span> </span>Ma sarebbe una catastrofe se le parti si  invertissero, e in questo ritorno gli Stati Uniti trovassero un’Europa matrigna,  intollerante e razzista. </span></span></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">Proprio così sarebbe l’Italia se vi  prendesse piede la cultura professata dalla sua attuale maggioranza di governo,  quale si è espressa nella mozione per la discriminazione nelle scuole fatta  approvare dalla Lega. Molti altri guai si profilano per la scuola italiana, e  contro una tale politica scolastica è in atto una mobilitazione in tutto il  Paese, di cui non occorre qui ripetere le ragioni. Ma una cosa va notata: che  per giustificare l’idea di separare i bambini stranieri o «spalmarli» in più  istituti, come dice l’on. Cota, al fine di preservare l’identità italiana, la  Lega fa ricorso a una categoria identitaria – fatta di religione, cultura,  lingua, usi, doveri, diritti e bandiera – che invece strenuamente nega nella sua  politica generale, per giustificare il secessionismo in salsa federale e  rivendicare la specificità, padana e non italiana, delle popolazioni nordiste. </span></span></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">Ed è allora proprio alla Lega che va rivolta  la domanda: ma di quale identità parlate quando pretendete che i bambini  stranieri vi siano «integrati» per essere accolti? Forse che i bambini di lingua  tedesca di Bolzano sono prima integrati nella cultura italiana? Forse che gli  ebrei devono essere integrati nell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa,  per poter essere considerati a pieno titolo cittadini italiani ed europei? Forse  che il papa tedesco doveva farsi ribattezzare nel Tevere per fare il vescovo di  Roma?</span></span></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">In realtà ciò che questa fazione pretende  dagli stranieri in Italia non è l’integrazione, che armonizza i diversi, ma è  l’omologazione che impone il modello dominante e cancella tutte le differenze.  La definizione più agghiacciante di questa ideologia c’era già nel libro di  Tremonti<span> </span><em>La paura e la  speranza</em>: «L’inclusione degli “altri” in Europa può proseguire solo se gli  “altri” cessano di essere “altri” e diventano “noi”». Gli altri devono  «rinunciare alla propria identità», noi dobbiamo imporre i nostri valori non  perché debbano o possano «essere necessariamente valori universali», ma perché  sono «definiti come tali da “noi” e per “noi”», e passano «necessariamente  attraverso una “rivendicazione di potere”».</span></span></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">Qui si va oltre la scuola. Il libro di  Tremonti scontava l’arrivo della crisi capitalistica globale (donde la «paura»),  che poi effettivamente è sopraggiunta, non certo perché abbiamo perduto o non  abbiamo difeso la nostra soggettività, ma perché ci hanno tradito i nostri  denari e abbiamo perduto i nostri profitti. Ma ciò che è veramente pauroso è che  la risposta alla crisi sia l’arroccamento nelle propria presunta identità e nei  propri particolari valori, per combattere contro tutti gli altri che non siano  «noi» e che non diventino «noi» .</span></span></span></p>
<p style="text-indent:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">Questa è l’ideologia da battere, se  l’America e l’Europa insieme vogliono ancora essere strumenti di civiltà nel  mondo che viene.</span></span></span></p>
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		<title>PROFE</title>
		<link>http://comosome.wordpress.com/2008/07/25/profe/</link>
		<comments>http://comosome.wordpress.com/2008/07/25/profe/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 10:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>comosome</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Amici, il 1° anno della SSIS è andato, proprio mentre la Ministra Gelmini ha deciso di chiudere questa decennale esperienza. ANcora non sappiamo se finiremo nelle graduatorie oppure no, sicuramente si sa che la scuola non è tra le massime preoccupazioni della politica italiana&#8230;
Tirando le somme di questo primo anno speso (in tutti i sensi) [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comosome.wordpress.com&blog=735822&post=162&subd=comosome&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Amici, il 1° anno della SSIS è andato, proprio mentre la Ministra Gelmini ha deciso di chiudere questa decennale esperienza. ANcora non sappiamo se finiremo nelle graduatorie oppure no, sicuramente si sa che la scuola non è tra le massime preoccupazioni della politica italiana&#8230;</p>
<p>Tirando le somme di questo primo anno speso (in tutti i sensi) tra Siena e Firenze, metto tra le cose positive le persone incontrate,  in particolare alcuni compagni di sventura della classe A061 e gli alunni delle scuole in cui ho fatto tirocinio.</p>
<p>Tra le cose negative: l&#8217;ipocrita facciata di serietà che la SSIS si da, nascondendo sotto &#8220;l&#8217;importanza del ruolo educativo e culturale del professore&#8221;, una macchina quale quella di Università e SSIS completamente ingrippata da pseudoserietà, complicatezza, formalità , perdita di tempo e soldi, a scapito della formazione vera e propria di noi studenti.</p>
<p>A mio modesto parere la SSIS non è una cosa fatta male, ma  necessitava in questi 10 anni di un gruppo di lavoro che potesse migliorarla, cambiando certe cose che sono perfettamente inutili. Sarebbe forse meno costoso ed impegnativo ( l&#8217;età media dei SiSSINI è 35 anni, con tutte le variabili che comporta questo periodo della vita, adesso) porre maggiore attenzione al tirocinio nelle scuole e all&#8217;area comune in cui sono trattate le materie più inerenti alla scuola e alla formazione che rifare per l&#8217;ennesima volta le stesse cose che hai studiato per 5-6, (anche 7 nel mio caso) all&#8217;Università.</p>
<p>Leggete qui sotto.</p>
<p>dal sito di Repubblica</p>
<p><!-- fine OCCHIELLO --></p>
<h1><!-- inizio TITOLO --></h1>
<h2><strong>Maledetti professori</strong></h2>
<h1><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3><!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA --><span class="txt12"><em>di ILVO DIAMANTI</em></span><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3>
<p><!-- inizio TESTO --><br />
IL &#8220;PROFESSORE&#8221;, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all&#8217;università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un&#8217;immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a &#8220;modello&#8221; dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E&#8217; almeno da vent&#8217;anni che tira un&#8217;aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.<br />
Siamo nell&#8217;era del &#8220;mito imprenditore&#8221; . Dell&#8217;uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l&#8217;artigiano e il commerciante. L&#8217;immobiliarista. E&#8217; &#8220;l&#8217;Italia che produce&#8221;. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.</p>
<p><span id="more-162"></span>Competenze apprese &#8220;fuori&#8221; da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema &#8211; la suola pubblica &#8211; divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.</p>
<p><!--inserto--></p>
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<p><!--/inserto-->Si pensi all&#8217;invettiva contro i &#8220;professori meridionali&#8221; lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti &#8211; anche se non unicamente &#8211; alla commissione che ha bocciato &#8220;suo figlio&#8221; agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).</p>
<p>Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza &#8211; e scoraggia &#8211; i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l&#8217;insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.</p>
<p>Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per &#8220;progetto&#8221; &#8211; dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all&#8217;università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all&#8217;insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D&#8217;altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E &#8211; si sa &#8211; gran parte dei professori sono statali e meridionali.</p>
<p>Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.</p>
<p>Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno &#8211; o quasi &#8211; ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell&#8217;informazione critica: le veline. Una società in cui conti &#8211; anzi: esisti &#8211; solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare &#8220;opinionista&#8221; anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una &#8220;pupa ignorante&#8221;, un tronista o un &#8220;amico&#8221; palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende &#8211; per professione &#8211; di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza &#8220;studenti&#8221;. Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?<br />
<!-- do nothing -->Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.</p>
<p><!-- do nothing --><!-- fine TESTO --><br />
(<em><!-- inizio DATA -->25 luglio 2008<!-- fine DATA --></em>)</p>
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