Parate militari

Oggi è il 2 Giugno, la festa della Repubblica.

Il modo con cui festeggiamo questo evento è la parata militare…vi e mi chiedo perchè??

Ma se è la festa della Repubblica, che cosa c’entra lo spolvero di tutti i nostri corpi d’armata???

Non sarebbe giusto e corretto celebrare e festeggiare tutti coloro che si impegnano nel lavoro, nel sociale, nell’educazione, in politica, nella ricerca scientifica…ecc…

Io penserei, sognerei, per una festa della Repubblica una festa di tutti…che c’entra l’esercito e basta, c’è bisogno delle sfilate??

Mi fanno sempre una tristezza…

Metto un po’ di link:

http://www.girodivite.it/2-giugno-Da-festa-a-parata.html

http://italy.peacelink.org/editoriale/articles/art_16400.html

 

2 giugno 2007 … e se la festa della Repubblica diventasse la festa del DISARMO?

 

 

2 giugno 2007
Ancora una volta la Repubblica nel giorno in cui si festeggia rimette in strada, trionfalmente le armi come luccicante simbolo di progresso e di dentità.
Una vergogna che non sembra impallidire. Condividiamo la posizione degli amici della Associazione Obiettori Nonviolenti, che chiedono di ritirare la delegazione di giovani in servizio civile invitati a partecipare alla parata militare del 2 giugno. “Siamo contrari all’idea che la Repubblica, fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra, venga festeggiata con una parata militare. Un modo anacronistico e fuori dalla storia di ostentare la forza di un paese. Noi pensiamo invece che i valori della Repubblica arrivino da chi quotidianamente è impegnato a vario titolo a far crescere nel paese i valori della pace, della giustizia, della solidarietà e dei diritti, e che in quella parata non è minimamente rappresentato.”

Come spesso abbiamo sottolineato non smetteremo mai di ribadire che:

per la pace va avviato un disarmo serio, e non ci pare che le politiche attuali diano segni chiari di discontinuità con il passato;

per la pace va rilanciata l’obiezione di coscienza al servizio militare e a ogni tipo di violenza, anche se leggiamo di leggi che vorrebbero, in nome dei diritti, la possibilità di cancellare la scelta, responsabile, di obiettore di coscienza;

per la pace ai giovani proponiamo i Servizio Civile, come alternativa nonviolenta alla difesa violenta e alla costruzione di un mondo nuovo,
per la pace non possiamo confondere militare e umanitario, come ancora facciamo troppo spesso;

per la pace dobbiamo concretizzare la formazione dei Corpi Civili di Pace
per la pace è opportuno rimettere in campo la scelta della Difesa Popolare Nonviolenta, come prospettiva costruttiva;

per la pace il mondo attuale ha bisogno della testimonianza di profeti non armati, di profeti nonviolenti.

Ecco perchè oggi voglio ricordare gli impegni sul DISARMO che, d Tommaso Valentinetti, riflettendo sul conflitto fra scienza, tecnologia e tutela della vita, ha richiamato durante la marcia per la pace a Norcia, Impegni per cui varrebbe la pena scendere in strada e festeggiare insieme una Repubblica che si disarma e sceglie la nonviolenza.

armi nucleari: nel magistero sociale della chiesa è chiara, dalla Pacem in terris e Gaudium et Spes in poi, la condanna dell’armamento nucleare come terribile arma di distruzione di massa. Il problema è che si stanno sviluppando e sperimentando alcune armi nucleari tattiche, con un raggio di azione “limitato”. Non vorrei che questi nuovi strumenti di morte si giustificassero come possibili perchè non di “distruzione di massa”. Non è più sufficiente quindi chiedere la “non – proliferazione” delle armi nucleari. Oggi, nonostante i Trattati ratificati spingano verso lo smantellamento almeno parziale di questi strumenti di morte (fatto che non sappiamo con chiarezza se effettivamente sta avvenendo), credo che l’unica prospettiva sia scegliere l’abolizione totale delle armi nucleari e la condanna morale delle armi atomiche come “crimine contro l’umanità”. Sono armi di distruzione di massa e quindi, come le armi chimiche e batteriologiche, non sussiste più alcun motivo per giustificarne la presenza, la produzione, la vendita, l’uso, anche solo come minaccia. Sono immorali, illegali, inefficaci, inumane e profondamente ingiuste e per tali motivi assolutamente ingiustificabili. Ritengo inoltre inaccettabile il doppio standard fra “possessori” e “non possessori” di armamento atomico. Per di più l’Italia vede la presenza incostituzionale sul suo territorio di 90 bombe atomiche americane, sulle quali va fatta subito chiarezza da parte del Governo.

armi leggere: l’Italia è al 4° posto come produttrice mondiale e al 2° come commercio di armi leggere. E mantiene costantemente la sua leadership mondiale. Un dato molto preoccupante e sottovalutato. Chiediamo ai cattolici attivi in politica di impegnarsi, sul piano legislativo, per allargare il controllo democratico di produzione e commercio di armi leggere chiarendo chi produce, a chi vende e quali banche fanno da appoggio (sullo stile della legge 185 che PURTROPPO non contempla il capitolo “armi leggere” ad uso “non militare”). Chiediamo anche che sia avviato lo studio per la proposta di legge sugli intermediari di armi definendone compiti e responsabilità e allargando la trasparenza sul loro agire. Un a legge ad hoc andrebbe presto approvata.

cluster bomb: l’uso delle cluster bomb nell’ultimo conflitto in Libano è l’ultimo capitolo di una storia lunga e sanguinosa. Sulla scorta delle testimonianze delle vittime, degli appelli della società civile e della esperienza fatta con la Campagna contro le Mine antipersona chiediamo che i parlamentari approvino al più presto la proposta di legge per la moratoria totale di produzione, commercializzazione e uso delle cluster bomb. Una proposta di legge già presentata al senato. Non possiamo rimandare scelte evidenti e capaci di tutelare la vita e la qualità della vita delle vittime innocenti dei conflitti. Per quanto ci è dato di sapere (e su questo la trasparenza non è certo alta) potrebbero esserci anche ditte italiane nel gruppo dei produttori di cluster bomb, motivo più per intervenire velocemente ed impedire a tutti noi, come italiani, di essere seminatori di morte nel mondo. L’Italia membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dal 1 gennaio 2007, giornata mondiale della pace, realizzi ogni sforzo possibile nella logica del disarmo e non solo del limite al riarmo.
nuovo sistemi di arma: attenzione particolare va posta, proprio nella logica del disarmo, al campo della ricerca e studio di nuovi sistemi di arma. Scienza e tecnologia sono al servizio della vita e non della morte. Denunciamo l’aumento di fondi che la nuova legge finanziaria ha stanziato sul capitolo militare e ricerca in campo militare. I nuovi sistemi di arma, già in fase di sperimentazione, sui teatri della guerre attuali, più che garantire la sicurezza, mettono in dubbio, se ancora ce ne fosse bisogno, le libertà e la qualità della crescita democratica nel mondo.

Alla Chiesa italiana sul tema disarmo è chiesto maggiore coraggio. Così come è chiesto maggiore coraggio per smascherare il “sistema guerra” che sta imperversando in ogni modo. La “pazzia della guerra” si maschera di umanitario, di libertà, di democrazia, di cooperazione e continua a calpestare troppe donne, uomini, vecchi e bambini, popoli e regioni. Ecco perchè non possiamo fermarci e accontentarci dei piccoli passi fatti. Si tratta ora di avviare un serio e organico lavoro sui temi di “Giustizia e Pace” iniziando dal ridare vigore e spazio alle Commissioni Giustizia e Pace a livello nazionale, diocesano e locale, continuando il lavoro educativo nelle nostre parrocchie e comunità locali, allargando la collaborazione internazionale fra le chiese sui temi della pace e della scelta nonviolenta, infine progettando itinerari specifici di formazione teologica, morale, spirituale alla pace che accompagnino adeguate scelte di denuncia, di rinuncia e annuncio per una nuova “civiltà dell’amore”.

d fabio corazzina
Pax Christi Italia – 1 giugno 2007

Incollo quà un’altra cosa che mi è piaciuta…

Al Presidente Napolitano per il 2 giugno, festa della Repubblica

Torino, 2 giugno 2007

Caro Presidente Giorgio Napolitano,

oggi è il 2 giugno. Le mando volentieri un saluto, un ringraziamento per il Suo impegno, e un augurio sincero. La prego anche di ascoltare un cittadino impegnato (nato nel 1935; già insegnante di Storia e Filosofia; attivo oggi nella cultura di pace, che è l’essenza della cultura politica).

Da decenni scrivo a tutti i successivi presidenti supplicandoli (per lo più inutilmente) di comprendere che, tra tutte le festività nazionali, l’unica totalmente civile, disarmata, a-militare, è proprio il 2 giugno. Oggi festeggiamo il giorno in cui, nel 1946, gli italiani – per la prima volta le italiane – votarono scegliendo la Repubblica ed eleggendo l’Assemblea Costituente, con la scheda democratica, che è l’opposto di qualunque arma e con qualunque arma è del tutto incompatibile.

Perciò, la parata militare, per quanto si tenti di farla apparire ingentilita, è la manifestazione più impropria e più contraddittoria con il significato bello di questa giornata festiva.

Tra le giornate storiche nazionali, quella a cui l’esercito fu totalmente e giustamente estraneo, fu proprio il 2 giugno 1946. Ciò è fuori di ogni dubbio. Del 2 giugno l’esercito non ha alcun merito, né alcuna parte in esso. Davanti alla scheda, l’esercito deve ritirarsi.

Allora, l’ostinazione a celebrare militarmente questa giornata civile, può essere spiegata solo con l’idea distorta, arcaica e nefasta, di voler vedere nell’esercito, nelle armi omicide, ripudiate dalla Costituzione come mezzo di risoluzione delle controversie, il simbolo più alto e felice della nostra nazione, della vita popolare, delle istituzioni civili e politiche.

Questa idea è assurda, indegna della Repubblica. È vero tutto il contrario, per chi sa guardare le cose con mente libera dalle contaminazioni storiche, sempre tragiche, tra politica e violenza, e con lo sguardo nuovo e coraggioso di chi è consapevole che o l’umanità abolisce la guerra o la guerra abolisce l’umanità. Ci sono esperienze storiche, programmi, strategie, mezzi e diposniblità, se la politica volesse conoscerli e sceglierli, per difendere i veri diritti senza abbassarsi nella vergogna e nel crimine della guerra, ingiustificabile, che tutto offende e nulla difende. La politica è convivenza e comincia soltanto dove non c’è violenza, né segnali di violenza, come sono le armi, capaci solo di uccidere, negazione della convivenza.

Chi ha il senso della complessità, si rende conto che questa evoluzione necessaria dell’umanità incontra tante difficoltà e lentezze. Ma almeno a livello di simboli, di feste, cioè nei giorni di speranza e di sguardo più libero e alto, cioè più intelligente, dovremmo esprimere visibilmente questo bisogno, desiderio, dovere. Tanto più oggi che, nel ritorno spaventoso delle guerre di dominio e di vendetta, che fomentano e poi utilizzano il terrorismo, e di minacce peggiori, il nostro Paese resta ancora troppo allineato alle politiche violente e minacciose, mentre sperpera vergognosamente immense risorse, sottratte al diritto dei poveri, in armamenti spaventosi e pericolosi, semi di altre guerre. In questo, Lei, Presidente, ha un compito.

Consideri, signor Presidente, l’idea di introdurre nel 2 giugno dei prossimi anni del Suo mandato, questo segnale di avanzamento nella civiltà delle relazioni umane. Sappia che i cittadini più leali e più liberi da interessi particolaristici o oscuri, vogliono e attendono che l’Italia abbia un cuore e anche un volto di pace, cioè di risoluzione attiva e civile, vitale e non omicida, dei conflitti umani. Non un volto armato, segno di un cuore non pacifico.

Potranno irritarsi i mercanti di morte, che hanno interesse a esbire e vendere armi omicide e affascinarne quella parte di popolo che, ingannata, non riesce a riflettere. Ma non avranno ragione di dispiacersi i militari democratici, se riflettono sul vero significato di questa festa.

Anche dopo questo 2 giugno, dica, per favore, agli italiani, una Sua parola nuova su questo tema essenziale. I simboli sono realtà forti e incisive. Il 2 giugno deve rappresentare e incoraggiare le arti popolari della vita, del vivere insieme nell’intera umanità, e non le arti disumane della morte.

Cordialità sincere, con fiducia ostinata, contro la cupa tristezza dei tempi violenti.

Enrico Peyretti


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One Response to Parate militari

  1. […] e il Ministero per l’acquisto degli EUROFIGHTERS, guai a giudicare male e fare battute sulle parate militari e sull’esaltazione del superuomo soldatoeroe…potreste essere additati di essere […]

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