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Tagliare le spese militari a favore degli aiuti: lo chiede il 64% degli italiani

Prodi: ”Abbiamo le spese militari più basse in Europa”. Ma il rapporto 2007 di Sipri, il prestigioso istituto sul disarmo svedese, classifica l’Italia è al nono posto mondiale per la spesa militare: 30 miliardi di euro

18 ottobre 2007

Fonte: tratto da www.redattoresociale.it

aereo ROMA – Tagliare le spese militari a favore degli aiuti per lo sviluppo. Lo chiede il 64% degli italiani intervistati da un sondaggio Doxa. Prodi replica: “Abbiamo le spese militari più basse in Europa”. Ma il rapporto 2007 di Sipri, il prestigioso istituto sul disarmo svedese, classifica l’Italia è al nono posto mondiale per la spesa militare: 30 miliardi di euro, preceduta in Europa solo da Regno Unito, Francia, Germania e Russia. Intanto in finanziaria Parisi ha ottenuto l”1,7% del Pil, ovvero 2.518 milioni di euro per nuovi armamenti, di cui 155 milioni per le fregate Freem e 968 milioni per gli intercettatori Eurofighter. L’Italia secondo il Sipri ha speso 30 miliardi di dollari in spese militari nel 2006. Sei miliardi in più dell’India e appena cinque miliardi meno della Russia e sette meno della Germania. Il Paese che più ha speso nel settore militare nel 2006 sono gli Stati Uniti. Washington si conferma al primo posto con 529 miliardi di dollari, quasi la metà della spesa totale mondiale. Seguono a grandissima distanza il Regno Unito con 59 miliardi, la Francia con 53 miliardi, la Cina con 50 miliardi di dollari si pone al primo posto in Asia ed al quarto assoluto, e il Giappone fermo a 44 miliardi. I primi 15 Paesi nella spesa per la difesa totalizzano complessivamente l’83% del totale mondiale, stima il Sipri, e la spesa militare mondiale è cresciuta nel 2006 del 3,5% rispetto al 2005, superando i 1.204 miliardi di dollari, ovvero 10 volte i 120 miliardi di dollari versati da tutti i Paesi ricchi per gli aiuti allo sviluppo nello stesso anno. Rispetto al 1997 l’aumento delle spese militari è del 37% e la spesa pro capite in armamenti è salita a 184 dollari nel 2006.

Nel 2006 i principali esportatori di armi sono stati USA e Russia, seguiti da Germania, Francia, Olanda e Regno Unito. L’Italia è al settimo posto, ma con 860 milioni di dollari registra il livello più elevato di esportazioni dal 1985. Le vendite delle prime 100 industrie militari (Cina esclusa) nel 2005 è salita del 3% in termini reali e del 18% rispetto al 2002. 40 delle prime 100 società sono statunitensi, e rappresentano da sole il 63% del fatturato totale pari a 290 miliardi di dollari. Quelle dell’Europa occidentale sono 32 e costituiscono il 29% del mercato, quelle russe sono 9 con il 2%. Le società indiane, israeliane e giapponesi sono in diminuzione e costituiscono il 6% del totale. Nella top 100 del Sipri, Finmeccanica figura al settimo posto mondiale. L’azienda controllata dal Ministero dell’Economia era al decimo posto nel 2003. E Mbda, il consorzio missilistico di cui Finmeccanica possiede il 25%, ha venduto armi per 4 miliardi di dollari. Infine, dato interessate in tempi di polemiche sul rischio dell’armamento nucleare dell’Iran, secondo Sipri sono ben 26.000 le testate atomiche complessivamente a disposizione di Usa, Russia, Francia Regno Unito e Cina all’inizio del 2007. (gdg)

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