Sempre i soliti che pensan male…

“Dopo Bregantini non si abbandoni la Locride”

Ha riflettuto qualche giorno. Poi, padre Alex Zanotelli ha deciso di
dire la sua sulla “promozione”, avvenuta l´8 novembre, di mons. Giancarlo
Bregantini da vescovo di Locri ad arcivescovo di Campobasso

«Mons. Bregantini era, a livello di chiesa, una delle poche voci che
denunciavano apertamente il sistema di oppressione e di violenza della
´ndrangheta e che proponeva vie di uscita. Secondo me è stato fatto un
passo indietro enorme. Se proprio lo si voleva aiutare, vista la
difficile situazione nella Locride, la cosa migliore sarebbe stata promuoverlo
a una sede arcivescovile in Calabria dove avrebbe potuto continuare il
suo lavoro con più forza».

Così il missionario comboniano Alex Zanotelli sulla vicenda di mons.
Bregantini, che conosce fin dagli anni ´80, quando era direttore di
Nigrizia. Padre Zanotelli opera a Napoli dal 2003, ha visto da vicino il
lavoro del vescovo e ha avuto modo di collaborare con le cooperative della
Locride promosse da mons. Bregantini. «È chiaro che è stato sottoposto
a pesanti attacchi negli ultimi anni: non solo da parte della
´ndrangheta ma anche della massoneria deviata. E ci sono state pressioni da
tutte le parti perché se ne andasse. E purtroppo mons. Bregantini si è
spesso trovato ad essere una voce isolata all´interno dell´episcopato
calabro. Io e tanti amici con me siamo feriti da quanto accaduto.
Comprendiamo il suo senso di obbedienza e la sua capacità di prendere le cose in
positivo. Tuttavia la sua “promozione” è una botta mica da poco per
tutto il movimento che lavora per il riscatto della Calabria».

Ma padre Zanotelli guarda con preoccupazione anche all´immediato futuro
e si chiede che cosa accadrà di tutte le iniziative che mons.
Bregantini ha messo in piedi, in un territorio controllato dalla più potente
organizzazione criminale in Italia. «Temo che ora chi porterà il peso e
pagherà per questa scelta siano le cooperative, quell´aggregazione di
cooperative che si chiama Comunità Libere. Per cui ritengo fondamentale
che tutto il movimento italiano di società civile solidarizzi con forza
con questa realtà di base in Calabria. Se non lo facciano, loro
rischiano molto. La ´ndrangheta non poteva abbattere Bregantini. Era troppo
conosciuto e avrebbe rischiato l´autogol… I capi della ´ndrangheta non
sono degli sprovveduti».

E aggiunge: «La solidarietà vale per la società civile ma vale
soprattutto per la chiesa e per le diocesi d´Italia. Bisogna sostenere l´azione
portata avanti da questo vescovo coraggioso. Mons. Bregantini ha
percepito una cosa fondamentale: situazioni come quelle della Locride sono
situazioni missionarie; lavorando lì si fa missione e le congregazioni
missionarie stesse dovrebbero essere ancora più presenti». (a cura di
Raffaello Zordan)

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