Fumetti

Ne avevo già scritto un po’ di tempo fa incollo qui da Peacelink
i suoi fumetti sono splendidi.
La Serbia esiste ancora, c’è e non è lontana…anzi solo trenta miglia di mare.
I vinti della più triste e sanguinosa guerra europea degli ultimi decenni pagano ancora l’indifferenza e l’ignoranza nostra…
Intervista ad un fumettista tra i più celebri (ma non conosciuti) del mondo

Aleksandar Zograf: un fumettista pericoloso

Giornalista, fumettista, testimone di una guerra
3 aprile 2008 – Giacomo Alessandroni

Nel parlare comune, capita di sentire il vocabolo “serbo” identificato col vocabolo “nemico”.
Ma – guardando Aleksandar Zograf (pseudonimo di Saša Rakezic) – se qualcuno mi dicesse: “i serbi sono creature demoniache” potrei replicare che – se è così – allora il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
Marco Savelli (assessore alle politiche sociali del Comune di Pesaro)


Aleksandar Zograf (autoritratto)

Che differenze ci sono tra la nostra città (Pesaro) e la tua città natale (Pančevo, Панчево, una cittadina sita a 15km a nordest di Belgrado).
Pesaro mi ricorda molto Pančevo la mia città natale.

Ci sono delle differenze: a Pančevo la crisi dura da decenni e non è un posto tranquillo come questo. Gli unici turisti sono artisti alla ricerca di persone che possano ispirare qualche emozione e cacciatori. Pančevo si trova in una pianura, dove il mare è scomparso da oltre mille anni. Sapere questo mi trasmette delle emozioni fortissime ripensando a cosa c’era ed ora non c’è più.

La guerra: io non ho mai capito cosa è successo e cosa sia la guerra. Per me la guerra si può raccontare con una storia serba che narra di un uomo che gettò qualcosa nel pozzo per inquinarne l’acqua.

Sei un giornalista serio e lentamente sei migrato verso il fumetto (anche se continui a scrivere presso molti giornali). Cosa ti ha attirato in questa transizione?
Di positivo – nel fumetto – ho trovato la fusione tra testo ed immagine, con conseguenze esplosive. Nel mio paese sono conosciuto molto come giornalista (dove mi firmo col mio nome natale Saša Rakezic), ma mi sto affermando anche come fumettista (dove mi firmo col mio pseudonimo Aleksandar Zograf).

Un giorno, rientrando dall’estero, sono stato avvicinato da un doganiere che mi ha chiesto: “Lei è Saša Rakezic?”. Panico. Mi ero allarmato e stavo preparando una serie di scuse da inventare a qualsiasi possibile richiesta in modo da azzittirlo (da noi non sarebbe tanto strano). Invece quel doganiere voleva soltanto stringermi la mano e farmi i complimenti. Poi – parlando – ho scoperto che leggeva il manifesto dove è facile trovare sia il mio nome, sia il mio pseudonimo.

Tu sei anche un viaggiatore: nei tuoi viaggi cerchi cose da raccontare?
Io credo che si impara a vivere viaggiando. Infatti ogni volta che ritorno a casa mi sento più ricco. Di un posto – inizialmente – osservo le persone che mi circondano chiedendomi “come sarebbe questo posto se io fossi nato e cresciuto qui?”.

Il punto è che nasciamo tutti uguali, portandoci addosso l’energia del posto che ci ha partoriti. Di un posto, come prima cosa, noto le distante, le differenze rispetto casa mia. Poi, lentamente, mi accorgo di tantissime similitudini. Dopo il 1999 ho vissuto negli Stati Uniti per un certo periodo: anche la ho trovato ponti con la Serbia, un paese che si sta lentamente americanizzando.

Mi piace conservare un diario di viaggio, per poi ripescare le impressioni – anche per delle pubblicazioni. Quando tornerò da Pesaro mi fermerò solo due giorni a casa, poi partirò per Atene. La mia vita è fatta così: adoro viaggiare.

Questo significa che se non stò più che attento alle mie espressioni rischio di essere vittima di un tuo fumentto?
È molto interessante – per chi vive in una città – essere visto con gli occhi di un fumettista. Quando vado in un posto mi affeziono a piccoli dettagli, spesso trascurati. Va da sé che il risultato è una caricatura. Mi soffermo molto sulle chiacchiere delle persone per strada. Se c’è una cosa che invece detesto, sono i complimenti: per la maggior parte sono falsità.

Purtroppo la guerra è sempre di moda: ti senti un peso per il cliché di vignettista che disegna molti dei suoi personaggi con le bombe sulla testa?
Chiunque abbia vissuto una guerra ne porterà sempre il peso, sia essa in Serbia o Iraq. L’artista accentua questo dramma per via della sua maggior sensibilità. Le esperienze traumatiche ci fanno conoscere l’aspetto peggiore della natura umana.

Prima della guerra già percepivo dentro me un odio nei confronti del genere umano. Poi, quando iniziò la guerra, le mie impressioni trovarono piena conferma. Una cosa strana è che all’apice della crisi quest’odio si è tramutato in affetto. È semplice – in fondo – da comprendere: quando una società si ritrova in piena crisi comprende meglio anche le crisi degli altri popoli, per empatia si sviluppa la sindrome della stessa barca divenendo tutti più fratelli.

Come si è sviluppata la tradizione fumettistica in Serbia?
La Jugoslavia era un paese con una tradizione fumettistica molto forte. Negli anni ’30 iniziarono le prime pubblicazioni (strisce, fumetti). I primi fumetti – come sempre avviene – erano traduzioni di produzioni estere, ma per i prodotti nostrani non si dovette aspettare più di qualche settimana.

È una tradizione che continua ancor oggi. Un forte punto che accomuna Jugoslavia ed Italia è Alan Ford. Non serve nessuna istruzione per manifestare un pensiero, basta una cucina per creare un laboratorio (un esempio è la mia cucina).

Perché il fumetto (parlo per l’Italia) viene considerato un fenomeno di Nicchia? Il fumetto – a mio avviso – è più potente della lettura coniugando testo ed immagini, inoltre è utile per avvicinare i giovani alle prime loro letture.
Sul fumetto esiste un forte pregiudizio. Chiedetelo a chi volete, la risposta sarà sempre la stessa: i fumetti sono per i bambini. Questa idea nasce per la prima volta negli Stati Uniti dove il fumetto veniva allegato al giornale (stiamo parlando della fine del XIX secolo) ed era dedicato ai bambini.

Oggi il fumetto ha rotto completamente questa tradizione ed è diventato autonomo (è stato Maus, romanzo a fumetti nato dal genio creativo dell’ebreo-americano Art Spiegelman, ad uscire completamente da questo schema).

In Sudafrica, invece, l’alto tasso di analfabetismo rivaluta il fumetto con una valenza educativa. In Italia – analogamente – l’Internazionale dedica pagine e pagine al fumetto.

Si dice che immagini, le fotografie siano lentamente perdendo di efficacia. Il fumetto può essere una nuova strada?
Sì. Basti pensare che a breve, in Libano, si organizzerà il primo festival nazionale del fumetto. È un evento non da poco, significa che il fenomeno sta avanzando. Pure in Romania ci sono autori emergenti, in un paese che non aveva mai avuto una tradizione fumettistica.

Il fumetto, infine, può oltrepassare le barriere essendo costituito di sole immagini e parole, creando un ponte tra questi due universi.


Note:Aleksandar Zograf (pseudonimo di Saša Rakezic) è un fumettista serbo, nato nel 1963, autore di opere come “Life under sanctions”, “Psychonaut”, “Dream Watcher” e “Bollettins from Serbia”.
Zograf è attivo sulla scena internazionale fin dai primi anni ’90, quando il suo lavoro iniziò a comparire in antologie di fumetti americani come Weirdo e Zero Zero e quando Seattle’s Fantagraphics Books pubblicò alcune delle sue opere.
I lavori di Zograf sono stati tradotti e pubblicati in molte riviste europee, ed il suo assolo titoli sono stati rilasciati dagli editori L’Association, in Francia, PuntoZero in Italia, Jochen Enterprises in Germania. Sotto Comics in Spagna, ecc.

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