Valter rispondi che mi fai stare in pensiero

Non lo posso negare, Veltroni mi sta quasi piacendo, mi trasmette qualcosa di positivo.

Sicuramente mi ha convinto poco su quella che è la politica estera e sull’istruzione.

Speriamo che da qui a domenica risponda alle queste due riflessioni trovate su Peacelink.

buona lettura

Lettera aperta al candidato del PD

Caro Veltroni, quali sono le tue politiche di pace?

Dopo lo scambio di lettere tra Veltroni e la “Tavola della Pace” l’associazione PeaceLink presenta il conto e chiede impegni concreti: riduzione delle spese militari, diritto all’obiezione fiscale, iniziative di “peacekeeping” realizzate da civili non armati, promozione della cooperazione internazionale.
2 marzo 2008 – Associazione PeaceLink (Telematica per la pace)

Caro Veltroni,

Mi chiamo Carlo Gubitosa, e faccio parte dell’associazione PeaceLink (www.peacelink.it), una delle tante realta’ associative che danno il proprio contributo a quella significativa esperienza di aggregazione culturale, politica e sociale che prende il nome di “Tavola della Pace”.

Nella lettera che hai indirizzato il primo marzo ai responsabili della “Tavola” e’ contenuta una frase molto incoraggiante: “condivido l’appello ad un rinnovato impegno della politica per la pace”.

Non sono sicuro di aver capito bene la natura dell’impegno a cui ti riferisci, ma le tue parole mi fanno sperare che tu sia favorevole al fatto che le truppe italiane presenti all’estero in zone di guerra vadano sostituite (o quantomeno affiancate) da corpi civili di pace in zone di conflitto, per prevenire l’innescarsi di spirali di violenza prima che i conflitti latenti degenerino in scontri armati.

Se la mia speranza corrisponde al vero, mi piacerebbe sapere da te quali iniziative concrete hai intenzione di intraprendere per fare in modo che nessun soldato italiano debba mai piu’ uccidere o morire fuori dal territorio nazionale, e al tempo stesso quali sono le tue proposte a sostegno della sperimentazione di iniziative di Difesa Popolare Nonviolenta nell’ambito del Servizio Civile Nazionale.

Sai meglio di me che il 18 febbraio 2004 un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha istituito un Comitato di consulenza per la Difesa Civile non armata e nonviolenta, e quindi sarebbe opportuno cominciare a far fruttare concretamente il denaro pubblico investito in questa iniziativa, passando dalla fase del dibattito all’avvio di iniziative concrete e tangibili. Iniziative che sarebbero pionieristiche piu’ che sperimentali, e trasformerebbero l’Italia nel paese piu’ avanzato del mondo in materia di risoluzione non armata e nonviolenta dei conflitti. Questo potrebbe giovare anche alla vita accademica e scientifica del Paese, perche’ tutto il mondo sarebbe costretto a guardare all’Italia e alle sue iniziative per cercare di capire e risolvere quelle situazioni che non possono essere risolte con un invio di truppe armate.

Tu parli dell’urgenza di costruire una “Comunita’ Aperta” facendo riferimento ad Aldo Capitini, ma Capitini sognava anche una “religione aperta”. Mi piacerebbe sapere come pensi di conciliare con l’esigenza di aprirsi ad altre religioni e culture, sempre piu’ presenti nel territorio italiano, con la presenza nel Partito Democratico di una significativa componente che non e’ “solo” cristiana o cattolica, come possono esserlo le comunita’ cristiane di Base o gli scout dell’Agesci, da sempre portatori di una cultura di Pace.

Mi riferisco a quei parlamentari ed esponenti del PD chiaramente ed apertamente ortodossi con la visione della societa’ e dei rapporti tra lo stato e i cittadini promossa da quelle gerarchie ecclesiastiche del Vaticano che hanno scelto di affidare il generale Augusto Pinochet al giudizio insondabile di Dio con un funerale religioso, ma hanno condannato Piergiorgio Welby al giudizio sprezzante degli uomini di chiesa, rifiutando alla sua famiglia qualunque tipo di cerimonia. Come pensi di mantenere di fronte a queste posizioni, che hanno avuto una risonanza profonda in Parlamento e nel tuo partito, quella tolleranza e quella apertura al dialogo interreligioso che hanno segnato tutto il percorso umano, intellettuale e filosofico di Aldo Capitini?

Nella tua lettera hai fatto riferimento ad Amos Oz nell’affermare che “la parola compromesso e’ sinonimo di vita”. Un concetto ripreso anche da Mohandas Gandhi nell’affermare che “E’ proprio la mia insistenza sulla verita’ che mi ha portato ad apprezzare la bellezza del compromesso”. Gandhi aggiungeva che “Sono essenzialmente un uomo incline al compromesso perche’ non sono mai sicuro di essere nel vero”, ma i suoi dubbi e la sua accettazione del compromesso non gli hanno impedito di affermare, ad esempio, che “la democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteristiche, e’ una forma diluita di nazismo o di fascismo. Al piu’ e’ un paravento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell’imperialismo. Perche’ oggi vi e’ la guerra, se non per la brama di spartizione delle spoglie del mondo?”

Questo e’ quello che scriveva Gandhi, un uomo sempre in dubbio e che apprezzava i compromessi, il 18 maggio 1940. Ma nel frattempo le cose sono cambiate, le guerre non le fanno piu’ i nazisti, ma i partiti democratici come quello di Clinton, e tu hai ricoperto ruoli di responsabilita’ in un partito “democratico di sinistra” che nel 1999 ha appoggiato quella che e’ stata definita una “guerra umanitaria”.

Per questo motivo vorrei chiederti di attualizzare il pensiero di Gandhi del 1940 spiegandomi se tu oggi pensi che le guerre, umanitarie o meno, si facciano o si possano fare per altre ragioni piu’ nobili e meritorie di quella “brama di spartizione delle spoglie del mondo” denunciata da Gandhi. In caso di risposta affermativa mi piacerebbe sapere da te quali sono le guerre giuste di cui tu sei a conoscenza, e quali sono stati i loro effetti positivi.

Nella tua lettera hai affermato che “il ritiro dei nostri militari dall’Iraq, la battaglia per la moratoria della pena di morte e l’impegno di pace in Medio Oriente sono ad esempio tra le responsabilità che il centrosinistra al governo ha scelto di assumersi e che oggi noi rivendichiamo con orgoglio”.

Ti chiedo quindi se pensi che per il nostro paese sarebbe un orgoglio o una vergogna favorire nelle zone di conflitto una presenza civile non armata e nonviolenta orientata alla cooperazione per lo sviluppo umano, che potrebbe rimpiazzare la presenza militare e armata di soldati italiani in Afghanistan, Albania, Bosnia Erzegovina, Congo, Egitto, Macedonia, Cisgiordania (Hebron), India, Pakistan, Kosovo, Libano, Malta, Marocco, Repubblica di Cipro, Somalia e Sudan.

Questo elenco di paesi e’ quello che compare sul sito del Ministero della Difesa alla voce “Operazioni in atto“. Non credi che possa essere piu’ utile alla causa della pace se questi soldi (e sono tanti) comparissero nel bilancio del Ministero degli Esteri alla voce “Iniziative di cooperazione internazionale”?

Se non sei d’accordo con la visione del “peacekeeping” che ho illustrato finora, potresti spiegarmi in che modo le tue “politiche di Pace” si distingueranno dall’agenda politica degli altri partiti? Per la riduzione delle spese militari? Non credo, visto che finora anche i governi di centrosinistra le hanno aumentate. Per la riconversione dell’industria bellica e il blocco del commercio di armi verso paesi che violano i diritti umani? Improbabile, visto che Romano Prodi ha dichiarato di voler rompere l’embargo con la Cina per consentire di vendere anche a loro armi europee, e nel frattempo tutti i progetti e le agenzie di riconversione delle nostre industrie belliche sono ormai coperti da strati decennali di polvere. Allora, caro Walter, quali sono le politiche di pace che hai in mente? Che cosa “si puo’ fare” per far valere il diritto internazionale in un mondo che cerca giustizia con le armi?

Nella tua lettera alla Tavola della Pace hai scritto che “La politica deve parlare a questa comunità con chiarezza, deve ascoltare e poi deve saper offire risposte”. La cosa mi fa piacere, perche’ questa affermazione mi fa sperare che queste ed altre domande cruciali, da sempre nell’agenda dei movimenti per la pace, possano trovare finalmente una risposta.

Il fatto che i nodi critici delle politiche di pace siano stati elusi da sempre nelle stanze dei partiti non e’ una semplice impressione: per rendersene conto basta leggere quello che ho scritto il 14 dicembre 1999, quando anche il tuo collega di partito Massimo D’Alema ha voluto incontrare i responsabili della Tavola della Pace a pochi mesi dalla conclusione della “guerra umanitaria” della NATO. Queste richieste, che non sono mie invenzioni, ma aspirazioni comuni a tutti gli amici della nonviolenza, non sono state solo disattese, ma sistematicamente cancellate dal dibattito e dall’agenda politica dei partiti. Mi auguro che tu possa fare di meglio.

Ecco qui, caro Walter, alcune delle richieste che i pacifisti e gli amici della nonviolenza gridano al vento da piu’ di un decennio. Ti assicuro che tutto questo “si puo’ fare”, ed e’ un ragionevole compromesso tra i tempi lunghi della politica e la fretta di chi sogna un mondo che trova il coraggio necessario per abolire gli eserciti (cosi’ come hanno gia’ fatto il Costa Rica e molti altri paesi) per vincere con le armi dello sviluppo umano la guerra della fame che uccide 30mila persone al giorno.

Quello che abbiamo chiesto a D’Alema e che chiediamo anche a te e’ molto semplice:

– Che venga destinata una quota pari allo 0,7% del PIL ad iniziative di cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo dei paesi impoveriti, cosi’ come e’ previsto dal capitolo 33 dell’Agenda 21, il programma d’azione per lo sviluppo umano e ambientale concordato dalle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro in occasione del “Vertice della Terra”. Tra i 170 paesi firmatari dell'”Agenda 21″ c’e’ anche l’Italia, che non ha mai raggiunto il tetto minimo fissato a Rio.

– Che il governo italiano legalizzi e tuteli il diritto di obiezione di coscienza alle spese militari, con forme di opzione fiscale che consentano ai cittadini di scegliere se finanziare attraverso le imposte la difesa armata o la difesa non armata. Un impegno in tal senso e’ gia’ stato assunto dal governo italiano il 14 aprile ’98. Ricordi, Walter? All’epoca tu eri vicepresidente del consiglio, ed e’ stata approvata una raccomandazione con cui il governo (e quindi anche tu) si e’ impegnato a “studiare forme per rendere possibile ai cittadini contribuenti, analogamente a quanto previsto per i cittadini sottoposti all’obbligo di leva, il diritto soggettivo all’obiezione di coscienza, prevedendo forme di finanziamento al servizio civile e alla difesa non armata e nonviolenta previsto dalla nuova legge sull’obiezione di coscienza”.

– Che nei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado vengano inserite delle attivita’ di educazione alla Pace e alla Nonviolenza, in ottemperanza ad una risoluzione approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 novembre 1998, e ignorata da tutti i governi italiani che si sono succeduti a partire da allora. In questa risoluzione il decennio che va dal 2001 al 2010 e’ stato proclamato “Decennio internazionale per la Cultura della Pace e della Nonviolenza per i bambini del mondo”.

– Che si dia reale attuazione ad una attivita’ continuativa e capillare di monitoraggio e di controllo del commercio, della produzione e dell’esportazione delle armi prodotte in Italia e che, in piena ottemperanza alla legge 185/90, non vengano vendute armi ai regimi che violano i diritti umani (es. Colombia, Cina, Turchia, Indonesia).

– Che venga data piena attuazione alla legge 230/98, con riferimento particolare all’articolo 8 della legge, in base al quale l’Ufficio nazionale per il servizio civile, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha l’impegno di “predisporre, d’intesa con il Dipartimento per il coordinamento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta”.

– Che venga rispettata la raccomandazione accolta dalla Camera dei Deputati il 14 aprile 1998, con la quale il governo si e’ impegnato “a studiare forme atte alla creazione ed alla formazione operativa di un contingente italiano di caschi bianchi” da mettere a disposizione dell’ONU, un contingente che “potrebbe essere costituito anche da obiettori che lo richiedano”.

– Sarebbe inoltre auspicabile la creazione di una commissione permanente di consulta tra il governo e i rappresentanti di tutte le organizzazioni e i movimenti per la Pace, con il compito di verificare l’attuazione di questi impegni nazionali ed internazionali, stabiliti sulla carta gia’ da diversi anni e mai tradotti in azioni concrete.

Quando nel 1999 ho rivolto (invano) queste stesse richieste al tuo amico, compagno e collega Massimo D’Alema, ho dimostrato conti alla mano che tutto questo si poteva fare: all’epoca sarebbe bastato dirottare sulle politiche di pace il costo di costruzione della portaerei Luigi Einaudi, stimato in 3.500-4.000 miliardi di vecchie lire.

Caro Walter, oggi quei soldi sono gia’ spariti nelle sabbie mobili di varie leggi finanziarie, ma sono convinto che tu non abbia bisogno di questi suggerimenti contabili per passare all’azione. Ti basta sfogliare un attimo il bilancio della spesa militare italiana per scoprire tanti soldi che potrebbero essere spesi meglio, una quantita’ spropositata di risorse che ti faranno saltare dalla sedia pensando alle politiche di pace che ti ho illustrato in questa lettera, per gridare con entusiasmo “si puo’ fare !!!”

In attesa di una tua gentile risposta, colgo l’occasione per porgerti i miei piu’ cordiali saluti.

Carlo Gubitosa
Associazione PeaceLink

La Pace, ma anche… le guerre umanitarie. La politica estera nel programma del PD

Centralità dello “strumento militare” e un generale di Corpo d’Armata candidato al Senato: due elementi cheindicano con chiarezza quali sono le idee e le prospettive del Partito Democratico sui temi della difesa, degliarmamenti, della politica estera e della pace.
7 aprile 2008 – Luca Kocci
Fonte: ADISTA – 10 marzo 2008

Centralità dello “strumento militare” e un generale di Corpo d’Armata candidato al Senato: due elementi che indicano con chiarezza quali sono le idee e le prospettive del Partito Democratico sui temi della difesa, degli armamenti, della politica estera e della pace.
Nel contesto di una globalizzazione che migliora “le condizioni di vita e di reddito di milioni di uomini” ma accentua le “disuguaglianze”, si legge nel primo paragrafo del Programma di governo del Partito Democratico, presentato dal segretario Walter Veltroni e dall’economista liberal Enrico Morando lo scorso 25 febbraio, “l’Italia deve poter disporre di uno strumento militare che le consenta, in coerenza con il mandato fissato nell’articolo 11 della Costituzione, di assicurare un’adeguata difesa del territorio nazionale; di svolgere da protagonista il ruolo che le compete nelle alleanze internazionali; di condividere le responsabilità nel governo delle crisi e per la difesa della pace e della stabilità internazionale”, a cominciare dall’Afghanistan dove bisogna restare “per vincere la guerra al terrorismo jihadista”. Una strategia pienamente rivendicata da Arturo Parisi, ministro della Difesa uscente e ricandidato dal Pd alla Camera come capolista in Sardegna: “Finalmente il programma di una forza politica, il programma del Partito Democratico – scrive Parisi in una lettera pubblicata dal quotidiano la Repubblica lo scorso 3 marzo – riconosce con una nitidezza che non ha precedenti che ‘in un contesto in rapida evoluzione, contraddistinto da elevata instabilità’ con ‘accresciute minacce alla sicurezza internazionale’, ‘l’Italia deve poter predisporre di uno strumento militare'” adeguato. “Pur nella loro essenzialità – prosegue – queste proposizioni da sole danno la prova del cammino fatto nella maturazione di una cultura e di una responsabilità di governo. Né nel programma del 1996, né in quello del 2001, e neppure in quello del 2006, è infatti riscontrabile il riconoscimento delle esigenze della difesa del Paese e dei doveri che derivano all’Italia dalla solidarietà internazionale in modo così chiaro”.
La seconda mossa è stata resa pubblica il primo marzo: la candidatura al Senato (al quarto posto nel Lazio, quindi in una posizione ‘sicura’) del generale di Corpo d’Armata Mauro Del Vecchio, già capo delle missioni militari multinazionali nei Balcani fra il 1997 e il 1999 – dove oltre 500 militari italiani si ammalarono, e circa 50 sono già deceduti, di linfoma in seguito all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito nel silenzio assoluto degli stati maggiori – e della missione Isaf della Nato in Afghanistan dall’agosto 2005 al maggio 2006, che proprio sotto il suo comando si allargò al sud del Paese, affiancandosi alla missione statunitense Enduring freedom. “Questa volta Maurizio Crozza resterà molto deluso da Walter Veltroni – commenta Massimo Paolicelli, presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti -: con la candidatura del generale Mauro Del Vecchio ha mancato del classico ‘ma anche’, non abbiamo visto infatti candidare anche un obiettore o una ragazza del servizio civile o un rappresentante del variegato mondo pacifista. Non è un caso: perché la Difesa è uno dei pochi temi sui quali il Partito Democratico ha le idee molto chiare, come ha dimostrato in questi ultimi due anni scarsi di governo”, a cominciare dall’aumento esponenziale delle spese militari (v. Adista nn. 83/06, 2 e 77/07), che peraltro hanno registrato un ulteriore incremento poiché la commissione Difesa della Camera, riconvocata d’urgenza il 5 marzo, ha deliberato l’acquisto di due nuovi sommergibili del costo di 915 milioni di euro. “Questa volta il veltronismo lo facciamo nostro – prosegue -, dal momento che la Corte Costituzionale ha più volte ricordato che la difesa della patria si adempie con il servizio militare, ‘ma anche’ con il servizio civile, senza armi. Allora è possibile istituire corpi civili di pace, riconvertire l’industria bellica e ridurre le spese militari. Ma di tutto questo – conclude Paolicelli – Veltroni ed il suo Pd non parlano: preferiscono candidare un generale”.

PeaceLink a Veltroni: si può fare, ma cosa?
Che il Partito Democratico auspichi un sempre maggiore protagonismo dell’Italia nei teatri delle cosiddette “missioni di pace” lo ammette lo stesso Veltroni, sebbene con un linguaggio piuttosto ‘coperto’, rispondendo ad una lettera che gli era stata inviata dalla Tavola della Pace: “Per dimostrare di essere forte – scrive il candidato premier del Pd – la politica deve ritrovare la propria credibilità. E sono convinto che per essere credibile la politica deve farsi carico di responsabilità che non restino eluse”. “Abbiamo dimostrato di credere che l’impegno per la pace si dimostra con il coraggio delle proprie scelte, incontrando accordi e disaccordi – prosegue -. Ma nuovi fronti si aprono ogni giorno, dal Darfur al Kenya, dalla Somalia ai Balcani, e la politica non può e non deve restare cieca e sorda”, “deve ascoltare e poi deve saper offrire risposte ma anche partecipazione. Non possiamo sottrarci”.

Cosa Veltroni e il Partito Democratico intendano fare sul tema della pace lo chiede direttamente al candidato premier l’associazione PeaceLink, con una lettera del giornalista Carlo Gubitosa, attivista dell’associazione: “Allora, caro Walter, quali sono le politiche di pace che hai in mente? Che cosa ‘si può fare’ per far valere il diritto internazionale in un mondo che cerca giustizia con le armi?”. Nelle precedenti esperienze di governo del centro-sinistra, la pace non ha mai trovato posto in una effettiva proposta politica, “mi auguro che tu possa fare di meglio”, scrive Gubitosa, che elenca alcune delle poposte “che i pacifisti e gli amici della nonviolenza gridano al vento da più di un decennio”: destinare lo 0,7% del Pil ad iniziative di cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo dei Paesi impoveriti; legalizzare e tutelare il diritto di obiezione di coscienza alle spese militari, con forme di opzione fiscale che consentano ai cittadini di scegliere se finanziare attraverso le imposte la difesa armata o la difesa non armata; monitorare e controllare capillarmente il commercio, la produzione e l’esportazione delle armi prodotte in Italia; e attuare la sperimentazione di forme di difesa popolare nonviolenta e civile (tipo Caschi bianchi da mettere a disposizione dell’Onu), come peraltro previsto dalla legge sul servizio civile. I pacifisti, Gubitosa in testa, attendono risposta.

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