La bandiera non fa il monaco

Quest’ultima presa di posizione evidenzia nuovamente che la chiesa cattolica è alla frutta. E’ sconvolgente come in questa situazione mondiale ed italiana, in cui l’ingiustizia è madre di tutte le guerre e violenze, la chiesa debba pensare esclusivamente a queste cazzatelle.

E’ troppo di “parte”forse chiedere a chi si fa portavoce del messaggio evangelico chiedere di schierarsi dalla parte degli ultimi, meglio fare una bella riflessione teologica sul senso della bandiera della pace e sul relativismo che essa nasconde…

Il mio problema è che ritengo fondamentale leggere e pubblicare queste cose, ma poi mi incazzo troppo e non riesco a scrivere nulla di più…

L’unica cosa che posso fare è appenderne una alla mia finestra…

da http://www.adista.it

CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. “L’Arcobaleno: sincretismo o pace?“: è la domanda – ovviamente retorica – che Fides, l’agenzia di stampa della Congregazione vaticana di Propaganda Fide, pone, all’interno di un lungo articolo pubblicato il 20 giugno scorso, a tutti quei religiosi, preti, credenti che nel recente passato hanno scelto di utilizzare questo simbolo nelle manifestazioni e nelle marce per la pace e di esporlo sugli altari, sugli ingressi e sui campanili delle chiese. “Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace?“, si chiede l’agenzia vaticana. Evidentemente, spiega l’agenzia, ci si è fatti condizionare dalla “lunga litania degli eventi in cui la Chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione“; e questo sebbene la Chiesa abbia chiesto “successivamente in modo inequivocabile perdono per le manchevolezze dei suoi figli”. E poi, aggiunge Fides, “taluni dimenticano che la storiografia più aggiornata ha ridimensionato quanto la propaganda anticlericale, soprattutto ottocentesca, aveva orchestrato ad arte”. In ogni caso, “non è il simbolo della croce in se stesso ad aver bisogno di essere emendato, quanto piuttosto gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno, possono ritrovare motivo di conversione”.

In ambito cattolico, la polemica sulla bandiera della pace non è nuova. Era scoppiata per la prima volta all’inizio del 2003, quando p. Alex Zanotelli, l’associazione “Beati i costruttori di pace”, alcuni missionari, personalità del mondo laico e cattolico, insieme a diverse realtà dell’associazionismo lanciarono l’iniziativa “Pace da tutti i balconi”, chiedendo a credenti e non credenti di esporre la bandiera arcobaleno per manifestare la propria opposizione alla guerra in Iraq (v. Adista n. 71/02 e 19/03). Troppo simile alla bandiera del movimento gay, dissero allora alcuni esponenti della gerarchia ecclesiastica.

Ora a tornare all’attacco è però un organo di stampa vaticano, che tenta di dare al “no” all’arcobaleno anche un supporto teorico. Nonostante alcuni credenti vogliano trovare in questo simbolo la rievocazione dell’episodio biblico del diluvio universale, spiega infatti Fides, “le origini della bandiera della pace vanno ricercate, nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino”. Questa corrente di pensiero, sostiene l’agenzia vaticana, “ha rappresentato un vero momento di rottura con le tradizioni religiose che dominavano precedentemente in Occidente, e ha permesso a molte filosofie e religioni indiane di divenire negli anni popolari in Europa e Stati Uniti”. “Potremmo riassumere tale questione con un slogan: non esistono verità assolute. Espressa in questi termini, la premessa sarebbe tutt’altro che nuova: il relativismo è antico come la filosofia, se non come l’umanità decaduta”. Tuttavia esistono diverse forme di relativismo, aggiunge l’articolo di Fides: come la New Age che “si specifica per il suo carattere volontarista. Ciascuno può, letteralmente, creare il proprio mondo, e ciascun mondo soggettivamente creato avrà la sua verità, non meno ‘vera’ – e non meno ‘falsa’ – rispetto a quella del mondo creato da un altro”. Si tratta di “due delle più insidiose visioni della realtà che stanno condizionando la cultura dominante occidentale“. Ed entrambe possono rivendicare come simbolo la bandiera della pace.

Al di là delle diverse versioni sulla paternità di questo simbolo, spiega infatti Fides, resta il fatto incontestabile che “La bandiera arcobaleno è una valida sintesi per rappresentare questo sincretismo“, il simbolo più adatto “a rappresentare un’idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna verità assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignità e quindi meritevoli di spazio“. Inoltre, c’è la vecchia questione: la bandiera arcobaleno con un paio di piccole differenze rispetto a quella utilizzata dal movimento per la pace “è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali“: “fu disegnata – spiega Fides – da un artista di San Francisco, Gilbert Baker, nel 1978, su richiesta della comunità gay locale in ricerca di un simbolo (a quei tempi il triangolo rosa non era ancora diffuso)”. In realtà, in Germania, qualcuno l’idea di contrassegnare gli omosessuali con il triangolo rosa l’aveva avuta diversi anni prima, ai tempi del nazismo.

Ma quale teosofia! Il problema vero è che nella Chiesa non c’è dialogo, nessuno delle gerarchie parla con noi manovali delle parrocchie“, ribatte sul suo sito internet don Vitaliano Della Sala, prete altermondialista da sempre impegnato sui temi della pace. “Trovo squallido – aggiunge il prete irpino – che ci si rivolga ai sacerdoti tramite notizie d’agenzia, ma al di là di questo, è incredibile che si vada a cercare il pelo nell’uovo”, anche perché l’obiettivo vero della gerarchia non è la teosofia e il neopentecostalismo, “ma la possibile confusione con il movimento gay, che denota un rapporto irrisolto con l’omosessualità“. La croce, scrive don Vitaliano, è soprattutto “la prova concreta dell’amore di Dio per l’umanità. Ridurla a simbolo della pace, mi sembra relativizzarla, umiliarla, sminuirla … è quasi una bestemmia“.
Indignato per la presa di posizione vaticana anche Giacomo Alessandroni, segretario di Peacelink, che ha

inviato una lettera aperta alla gerarchia cattolica, pubblicata il 24 giugno da Liberazione: “Dal momento che sono stato sempre cattolico e pensante, ho rivolto molte domande anche a Santa Romana Chiesa”, scrive: volevo ad esempio sapere – spiega – perché il Vaticano ha deciso di “mettere i diritti d’autore sui discorsi del Santo Padre“; “volevo sapere perché il Tevere si allarga e stringe ogni qual volta Radio Vaticana deve inondare di radiazioni ionizzanti persone (tra le quali anche cristiani) che pagano con linfomi l’extraterritorialità della Santa Sede”; “volevo sapere perché il generale di Corpo d’Armata card. Angelo Bagnasco, quando era generale dei cappellani militari – al pari delle modelle – si è fatto fare il calendario e – visto che c’era – se lo è fatto pagare delle Pontificie Opere Missionarie” (v. Adista n. 1/2005); “volevo sapere perché lo sponsor principale delle Giornate Mondiali della Gioventù è la Banca di Roma, nonostante le migliaia di lettere indirizzate alla Santa Sede dove si ricordavano i notevoli traffici in armi di questo istituto di credito“. “Dal Vaticano non ho mai ricevuto risposte, nemmeno quando furono negate le sacre esequie a Piergiorgio Welby”. Oggi, con la condanna dell’arcobaleno, “la Chiesa Cattolica pone un nuovo pesante macigno” tra sé e i credenti impegnati per la giustizia sociale, la pace e il disarmo.

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3 Responses to La bandiera non fa il monaco

  1. comosome ha detto:

    Ottima risposta grazie gigi

  2. gigi ha detto:

    Always welcome!

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