IV Novembre

Il 4 Novembre è un giorno particolare...la maggior parte delle volte è piovoso come questo.

E’ il compleanno della bella Giulietta.

E’ anche il triste anniversario della festa delle forze armate e siccome mi preme molto l’argomento, vi incollo qualche cosina presa quà e là e vi invito tutti ad attaccare dove potete questo manifesto che trovate qui.

l ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha spiegato che le celebrazioni non graveranno sul bilancio della Difesa perché saranno finanziate con un apposito fondo e costeranno poco più di 750mila euro per gli appuntamenti in programma tra il 4 e il 9 novembre in 20 città italiane (300mila solo per la grande serata conclusiva presentata da Rita Dalla Chiesa e Fabrizio Frizzi a Roma con il concerto di Andrea Bocelli a Piazza del Popolo), cifra a cui bisogna aggiungere 200mila euro di spese per la comunicazione istituzionale. “Non ho sottratto neanche un centesimo dal bilancio della Difesa – ha spiegato La Russa. Ho fatto in modo di attingere solo dai fondi già stanziati per le celebrazioni del novantesimo anniversario della Prima guerra mondiale. E’ stato attivato un fondo speciale di massimo 3 milioni di euro, al quale attingeremo soltanto in parte”. Sul costo complessivo delle celebrazioni incideranno, poi, le spese per l’occupazione dello spazio, il suolo pubblico e altre voci, quantificabili secondo La Russa in “12.500 euro in media per ogni città, per un totale di 250.000 euro”. Infine, ci saranno da pagare l’indennità e lo straordinario dei militari, che come tutte le altri voci saranno licenziati attraverso il fondo creato ad hoc e non graveranno sul bilancio della Difesa.

Note del generale Luigi Cadorna:

“Per attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice […].

“Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini”.

“Il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti ed i vigliacchi”.

“Chi tenti ignominiosamente di arrendersi e di retrocedere, sarà raggiunto prima che si infami dalla giustizia sommaria del piombo delle linee retrostanti e da quella dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre quando non sia freddato da quello dell’ufficiale”.

Lettere dal fronte*

*”Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15° sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all’impossibile. Sull’Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto.”

Lettera di un generale dissidente a Giolitti, 1915

“Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei”.

(B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)

“Sono ritornato dalla più dura prova che abbia mai sopportato: quattro giorni e quattro notti, 96 ore, le ultime due immerso nel fango ghiacciato, sotto un terribile bombardamento, senza altro riparo che la strettezza della trincea, che sembrava persino troppo ampia. I tedeschi non attaccavano, naturalmente, sarebbe stato troppo stupido. Era molto più conveniente effettuare una bella esercitazione a fuoco su di noi; risultato: sono arrivato là con 175 uomini, sono ritornato con 34, parecchi quasi impazziti”.

Dal fronte occidentale, 1916

“Ma ancora un fatto le voglio raccontare: un giorno ci hanno messo tutti in riga perché hanno detto che ci facevano la decimazione, per via che molti erano disfattisti… “Soldati – ha gridato il colonnello – sarete fucilati uno ogni dieci, se non dite i nomi di quei vigliacchi che fanno i disfattisti, mettendo in grave pericolo la patria” e subito hanno incominciato a contare, fuori uno ogni dieci. Però, neanche un soldato ha fatto la spia e, alla fine, non hanno fucilato nessuno, avevano fatto solo per dare un avvertimento; ma, a guardare, disfattisti eravamo tutti, perché in trincea si sentivano solo lamentele, bestemmie contro il governo e contro i comandi, ostie continue contro la guerra e quelli che l’avevano voluta..”

1/12/915: …Fino che eravamo al masatorio in prima linea, in rischio di farci macelare ogni minuto, ci trattavano (i superiori) un po’ meglio, perché avevano paura di noi e quando si fa per avanzare cridavano avanti, avanti altrimenti vi sparo…”dal Centro Studi Sereno Regis di Torino

Cosa canteremo il 4 di novembre?

Il Ministro della Difesa ha dato disposizione che il 4 novembre in duecento scuole superiori si tengano discorsi di persone inviate dall’esterno per celebrare quel giorno che sui calendari è segnato come il giorno delle Forze Armate, e nella retorica patriottarda viene definito come il giorno della vittoria.

Davvero il 4 novembre è un giorno da festeggiare? C’è qualcosa di cui andare orgogliosi in quella orrenda inutile carneficina che fu la prima guerra mondiale? C’è qualcosa della partecipazione italiana alla prima guerra mondiale di cui andare orgogliosi? In quali condizioni quella guerra si svolse? Perché l’Italia partecipò a quella guerra? Perché l’Italia scelse di partecipare dalla parte dell’Inghilterra e della Francia piuttosto che dalla parte dell’Austria e della Germania, con cui aveva da tempo stretto un’alleanza? Quanti italiani morirono in quella bella guerra? E quali furono gli italiani che si arricchirono con quella guerra? E quanti degli italiani che si arricchirono presero parte attiva in quella guerra?

Queste sono le domande alle quali il ministro della difesa Ignazio La Russa dovrebbe rispondere.

Ma siccome sappiamo che il Ministro non risponderà, siccome sappiamo che gli esperti che il Ministero della Difesa mobiliterà non risponderanno, allora a queste domande dobbiamo rispondere noi.

Breve storia di una lunga guerra

Quando, nel giugno del 1914 uno studente nazionalista serbo uccise l’arciduca Ferdinando, fratello dell’Imperatore d’Austria, l’Europa si trovò di fronte alla prospettiva di una guerra.

Il continente era a quel tempo diviso in due schieramenti opposti: in uno di questi si trovavano la Francia la Gran Bretagna e la Russia. Nell’altro si trovavano la Germania l’Austria e l’Italia.

Pochi giorni dopo l’assassinio dell’Arciduca l’Austria pose condizioni durissime alla Serbia, e la Serbia le accettò tutte, tranne una: gli austriaci avrebbero voluto entrare in Serbia per arrestare il colpevole, mentre la Serbia rispose lo arrestiamo noi ed effettivamente Gavrilo Prinzip, responsabile di quell’omicidio venne arrestato. Ma all’Austria non bastava, per cui l’Impero aggredì la Serbia. Dietro quella decisione c’era la fragilità dell’Impero austro-ungarico che cercava con una guerra di rinsaldare il suo potere declinante, e c’era soprattutto la pressione dell’imperialismo tedesco, che voleva modificare l’equilibrio europeo e si proponeva di umiliare la Francia, nemico da lungo tempo del Reich.

La Francia e la Russia erano alleate della Serbia, per cui nel 1914 si delineava una guerra franco-tedesca a occidente e una guerra austro-russa ad oriente. Che c’entrava l’Italia?

L’Italia era alleata dell’Austria, ma appena la guerra si presentò gli italiani si resero conto che non avevano nessuna voglia di combattere a fianco dei loro alleati. Il patto di alleanza li avrebbe costretti ad intervenire se la guerra avesse avuto carattere difensivo, ma siccome l’Austria aveva iniziato la guerra, ed era dunque il paese aggressore (anche se c’era stata una provocazione di cui la Serbia non era responsabile come stato). L’Italia aveva dunque buone ragioni per non intervenire a fianco dell’Austria. Semmai gli italiani avevano rivendicazioni da avanzare contro l’Austria, infatti l’Impero austro-ungarico manteneva il dominio dei territori del trentino e del triestino.

Quando l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, sapendo che gli italiani non avevano intenzione di seguirla, pensarono bene di evitare un tradimento completo degli italiani, e offrirono la garanzia che Trento e Trieste sarebbero state restituite alla fine della guerra se l’Italia si fosse astenuta dall’intervenire.

La neutralità era dunque la condizione naturale per l’Italia, e Giolitti, che era allora Primo Ministro italiano, fece del suo meglio per difendere questa posizione, appoggiato dai socialisti e dai cattolici che non volevano che il paese venisse coinvolto in una guerra che si annunciava dura, sanguinosa e che per l’Italia sarebbe soprattutto stata inutile.

Purtroppo esisteva in Italia una componente nazionalista che univa studenti esaltati desiderosi di menare le mani e borghesia industriale che sperava di poter guadagnare maggiori profitti dall’intervento che dalla neutralità. Inoltre un gruppo politico, guidato da un maestro elementare romagnolo di nome Benito Mussolini cominciò ad acquistare potere dall’incitazione quotidiana alla guerra. I nazionalisti accusarono Giolitti di essere un codardo e accusarono i socialisti di essere “panciafichisti”. Solo partecipando alla guerra, secondo le loro menti irragionevoli, si sarebbe potuta realizzare una vera unità nazionale, e solo partecipando alla guerra l’Italia avrebbe conquistato il rispetto delle altre nazioni europee, e avrebbe potuto partecipare alle trattative per la spartizione post-bellica.

Dirigenti politici italiani incontrarono a Londra dirigenti francesi e inglesi che promisero mare e monti se l’Italia avesse attaccato da sud l’Austria che fino al giorno prima era un alleato, e che aveva promesso di cedere su tutte le richieste in cambio della neutralità.

Nel 1915, i nazionalisti riuscirono a imporre al Parlamento il rovesciamento delle alleanze. L’alleanza con Austria e Germania viene tradita a favore di un’alleanza con Francia e Inghilterra, e la guerra viene preparata apertamente.

In parlamento solo i socialisti si oppongono. Filippo Turati dichiara: “Noi restiamo socialisti. Faccia la borghesia italiana la sua guerra, nessuno sarà vincitore, tutti saranno vinti.” Ma ormai gli eventi precipitano, il tradimento è compiuto.

Il 9 maggio Giolitti commenta le decisioni che si stanno prendendo in un parlamento ormai succube dei fanatici con queste parole: “Spezzare il trattato adesso, passare dalla neutralità all’aggressione è un tradimento come ce n’è pochi nella storia.”

In un messaggio al popolo, Francesco Giuseppe, Imperatore austriaco dice:

“Il re d’Italia mi ha dichiarato guerra. Un atto di infedeltà, di cui la storia non conosce l’eguale è stato perpetrato dal regno d’Italia verso i suoi due alleati. Dopo un’alleanza di trenta anni durante la quale ha potuto accrescere il suo territorio e sviluppare un insospettato benessere l’Italia ci ha abbandonati nell’ora del pericolo e a bandiere spiegate è passata nel campo dei nostri nemici. Noi non abbiamo minacciato l’Italia non abbiamo toccato il suo prestigio non abbiamo intaccato il suo onore e interessi, noi abbiamo seguito i doveri dell’alleanza e abbiamo offerto il nostro scudo quando è scesa in campo. Abbiamo fatto di più: quando l’Italia ha spinto il suo sguardo avido oltre i nostri confini ci eravamo decisi a grandi e dolorosi sacrifici per mantenere la pace e salvare l’alleanza. Ma l’avidità dell’Italia non poté essere placata perché pensava di poter sfruttare il momento.”

Come negare che Francesco Giuseppe avesse qualche ragione? I nazionalisti italiani si resero in quel momento odiosi a chiunque non fosse indegno come loro. Odiosi agli austriaci e ai tedeschi traditi, ma anche odiosi per i francesi e gli inglesi, che usarono dei servigi militari (scarsissimi) che gli italiani poterono offrire, ma non li considerarono mai alleati bensì soltanto – quali erano – servi. E dimostrarono di disprezzare gli italiani quando, dopo la fine della guerra, al Congresso di Versailles, le richieste italiane vennero trattate con assoluta indifferenza da francesi inglesi e americani, che si consideravano, ed erano, i veri vincitori e consideravano gli italiani per quello che erano: degli utili traditori.

chi pagò per quella guerra?

Ma chi pagò per quella guerra inutile? Come sempre nella guerra pagarono coloro che non c’entravano niente, coloro che non avevano nulla da guadagnare dalla guerra e che non l’avevano voluta: i contadini meridionali che non sapevano neanche cosa fosse l’Austria e gli operai che avevano manifestato sotto le bandiere pacifiste contro il nazionalismo.

La conduzione della guerra fu un esempio di viltà e di incompetenza da parte di coloro che avevano trascinato il paese nell’abisso. A Caporetto i morti italiani furono 11.000 i feriti 19.000, i prigionieri 300.000, 400.000 furono gli sbandati. Ancor più grave fu la battaglia di Gorizia, che costò 40.000 morti italiani.

Nel frattempo però la Francia e l’Inghilterra combattevano contro i tedeschi sul fronte occidentale, e gli americani si preparavano ad intervenire, dopo che i russi, in seguito alla rivoluzione comunista del 1917, avevano deciso di abbandonare la guerra. L’intervento americano fu decisivo e accelerò i tempi della sconfitta degli austro-tedeschi.

Non ci fu dunque nessuna vittoria italiana. Ci fu una vittoria degli alleati occidentali contro l’alleanza austro-tedesca. E i nazionalisti italiani- traditori che avevano sulla coscienza la morte di decine di migliaia di soldati, si fecero belli di una vittoria che non esisteva. Al Congresso di Versailles la falsità di quella vittoria imbecille risultò chiara. I francesi e gli inglesi si rifiutarono persino di stare ad ascoltare le richieste di Salandra e Sonnino, il nuovo primo ministro e il ministro della difesa del Regno d’Italia. Quei due rappresentanti di un paese straccione e codardo che aspirava ad essere un paese imperialista ed aggressore, volevano la Dalmazia, l’Albania l’Etiopia e chissà cosa d’altro. I paesi imperialisti

e aggressori veri, coloro che nel crimine e nella sopraffazione erano dei professionisti risero dei dilettanti italiani e Salandra Sonnino lasciarono il Congresso senza neppure essere salutati. Nasceva così il mito della vittoria mutilata, da cui trasse energia il partito nazionale fascista fondato da Benito Mussolini sull’onda dell’umiliazione e del rancore.

Canteremo?

Qualcuno può pensare che questo cumulo di idiozia tradimento ed infamia debba essere celebrato nelle scuole di un paese civile, come vorrebbe il Ministro della Difesa, questo signore col pizzetto che si chiama Ignazio la Russa? Qualcuno può cantare “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio?” per celebrare quella vergogna e quel crimine?

Forse il 4 novembre canteremo, se ne avremo voglia. Ma per quel che mi riguarda io canterò

AUDIO ACCORDI E INFO

La mattina del cinque d’agosto

si muovevan le truppe italiane

per Gorizia, le terre lontane

e dolente ognun si partì

Sotto l’acqua che cadeva a rovesci

grandinavan le palle nemiche

su quei monti, colline e gran valli

si moriva dicendo così:

O Gorizia tu sei maledetta

per ogni cuore che sente coscienza

dolorosa ci fu la partenza

e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state

con le mogli sui letti di lana

venditori di noi carne umana

questa guerra ci insegna a lottar

Voi chiamate il campo d’onore

questa terra di là dei confini

Qui si muore gridando assassini

maledetti sarete un dì

Cara moglie che tu non mi senti

raccomando ai compagni vicini

di tenermi da conto i bambini

che io muoio col tuo nome nel cuor

Traditori signori ufficiali

Che la guerra l’avete voluta

Scannatori di carne venduta

E rovina della gioventù

O Gorizia tu sei maledetta

per ogni cuore che sente coscienza

dolorosa ci fu la partenza

e il ritorno per molti non fu.

Brevissima storia di quello che accadde dopo

L’infamia del comportamento dei nazionalisti che spinsero il paese a partecipare alla prima guerra mondiale è superata

soltanto dall’infamia dei nazionalisti italiani che portarono l’Italia all’intervento nella seconda guerra mondiale.

In quell’occasione effettivamente ogni record di codardia e di imbecillità fu battuto.

L’entrata in guerra dichiarata da Mussolini il 10 giugno 1940 con un discorso che rimane alla storia per la sua ipocrisia e per la sua falsità.

“L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta” disse Mussolini che fino a pochi istanti prima aveva tentennato, e aveva pensato che forse non era il caso di entrare in quella guerra che Hitler aveva iniziato improvvisamente, cogliendo di sorpresa l’alleato italiano, che attendeva sì la guerra, ma l’attendeva per il 1942.

Mussolini sapeva che l’esercito italiano non era preparato, perciò aveva dichiarato in un primo momento che il paese sarebbe rimasto in una posizione di “non belligeranza”.

Ma il 1 settembre 1939 le truppe di Hitler avevano invaso la Polonia, e in poche settimane avevano occupato tutto il territorio. Poi le truppe tedesche avevano attaccato e sottomesso la Norvegia, e infine nella primavera del 1940 avevano iniziato l’assalto contro la Francia, giungendo in poche settimane fino a Parigi, e sottomettendo il paese all’ordine militare nazista.

A quel punto Mussolini – spinto dai suoi seguaci più vigliacchi e più estremisti – pensò che Hitler avrebbe ineluttabilmente vinto la guerra, anzi che la guerra era già vinta. Perché non intervenire, allora? Non sarebbe forse stata una passeggiata? Non si sarebbe forse così aperta la strada a un ruolo egemone dell’Italia?

A un generale che gli faceva notare che avrebbe potuto esserci qualche problema perché l’esercito non era preparato al conflitto, Mussolini disse: “Ho bisogno solo di qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo delle trattative.”

Così pensano così ragionano i fascisti: qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo delle trattative.

E così il 10 giugno Mussolini dichiarò guerra alla Francia, il cui territorio era già interamente sottomesso alle truppe tedesche. I codardi da cui il Ministro La Russa discende aggredirono un paese già sconfitto, e qualcuno mormorò: “Vil Maramaldo, tu uccidi un uomo morto.”

Come andarono poi le cose lo sappiamo. La partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale fu una spaventosa catastrofe. L’invasione della Grecia (cui Mussolini voleva spezzare le reni) si rivelò un rovescio perché la resistenza greca respinse gli aggressori. Poi la vittoria certa di Hitler si rivelò un’illusione e alla fine il conflitto costò centinaia di migliaia di morti, la rovina del paese, la guerra civile, l’umiliazione e la vergogna da cui solo la Resistenza – cui inizialmente parteciparono poche minoranze coscienti che non si erano piegate al consenso – riscattò, parzialmente, il paese.

Nota finale su quel che accade adesso

Ma fin qui si tratta di storia, ora parliamo del tempo presente.

Gli stessi codardi imbecilli che trascinarono l’Italia nella prima guerra mondiale, gli stessi che venti anni dopo trascinarono il paese nel secondo conflitto sono oggi al governo di Roma, sono oggi ministri della difesa e dell’istruzione, e mentre ci chiamano a cantare il Piave tutti in piedi e sull’attenti, stanno trascinando il paese in un nuovo conflitto, non meno criminale e non meno perdente dei due precedenti.

Come Mussolini trascinò l’Italia in una guerra che sembrava già vinta e invece si rivelò ben presto un inferno e si risolse in una sconfitta – così Berlusconi nel 1993 ha creduto alle parole del suo amico George W Bush: Mission accomplished.

La guerra è già vinta, pensò il furbissimo Berlusconi, perché non approfittarne? E spedì le truppe italiane in Iraq. E, con l’accordo delle stesse opposizioni, spedì le truppe italiane anche in Afghanistan.

Non erano guerre vinte in partenza, come assicurava l’alleato americano?

Quelle guerre non solo non erano vinte in partenza, ma sei anni dopo tutti vedono bene che quelle guerre sono perse.

E’ persa la guerra in Iraq, che pure è costata diciassette morti all’Arma dei carabinieri (diciassette morti che stanno sulla coscienza di Berlusconi e dei suoi amici, diciassette morti cui il tiranno ridente non ha ancora chiesto scusa).

E’ persa la guerra in Iraq dopo centomila vittime civili innocenti, dopo violenze, torture, massacri che hanno avvelenato il rapporto tra l’Occidente e un miliardo di musulmani nel mondo.

Ma anche la guerra in Afghanistan si è rivelata un fallimento colossale. Quella guerra è nata dal desiderio cieco di vendetta da parte del gruppo dirigente repubblicano, incapace di arrestare il gruppo dirigente di Al Qaida.

Sei anni dopo quella vendetta si sta rivelando un terribile errore: l’Occidente sta perdendo quella guerra e al Qaida ha piegato il gruppo dirigente americano, lo ha sconfitto di fronte a tutto il mondo.

L’aggressione al popolo afghano ha permesso a un gruppo di criminali terroristi islamici di acquistare una statura gigantesca, la statura di un gruppo che riesce a sconfiggere la più grande potenza militare di tutti i tempi.

Bel risultato davvero.

L’idea che fosse possibile sottomettere un popolo con bombardamenti che hanno ucciso migliaia di civili, si è rivelata un’idea imbecille.

Ma quella guerra non è finita. Per quanto la sconfitta dell’occidente sia evidente, i fanatici militaristi  non la vogliono ancora riconoscere. Truppe italiane sono impegnate su quel fronte, e non sappiamo quali sviluppi avrà la situazione nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

Il Ministro della Difesa italiano, incurante del ridicolo e della vergogna intende continuare nella sua guerra, intende rafforzare il contingente ed esporlo a pericoli crescenti. La guerra è del resto la sola prospettiva che rimane a questa classe dirigente, ora che hanno distrutto l’economia e si preparano a smantellare quel che resta delle strutture sociali.

Quando si fa la guerra è indispensabile mettere da parte l’intelligenza, è necessario che i cittadini si trasformino in sudditi ubbidienti, è necessario che nessuno abbia strumenti culturali per un pensiero indipendente.

Ecco allora che coloro che vogliono la guerra vogliono anche distruggere la scuola.

Ecco allora che le spese militari aumentano con i governi di destra come con quelli di centro sinistra (durante il governo Prodi la spesa militare italiana è aumentata del 23%, mentre la spesa per la scuola e la ricerca veniva ridotta).

Ecco allora che il Ministro dell’Istruzione vara una riforma che punta a distruggere la scuola pubblica proprio mentre il Ministro della Difesa invita gli studenti a cantare canzoni indecenti.

Al momento di marciare molti non sanno

Che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda

È la voce del loro nemico

E chi parla del nemico

È lui stesso il nemico

Bibliografia per chi volesse saperne di più

                  • Gian Enrico Rusconi, L’azzardo del ‘15
                  • R. Bencivenga, Saggio critico sulla nostra guerra, Roma, 1930
                  • Isnenghi Rochat, La Grande Guerra 1914-1918, Firenze, 2004
                  • George Mosse, Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, Bari, 2005
                  • Renzo de Felice, Intervista sul fascismo, Bari 1999

L’Italia è in guerra anche oggi.

L’Afghanistan, la disfatta che cercano di nascondere.

Distruggono la scuola e preparano la guerra.

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6 Responses to IV Novembre

  1. gigi ha detto:

    Bravo, avevo appena finito di scrivere il mio post sul 4 novembre ma poi ho letto il tuo e ho aggiunto il link. Dulce et decorum est pro patria mori una sega.

  2. Luca ha detto:

    Oh Cosimo, ma ti sei perso l’evento piu’ importante degli ultimi 20 anni (dopo la caduta del muro)?? e’ cambiato il vento negli USA.. credimi questa e’ una grande notizia, una volta ancora di piu’ questo paese si ricorda (e ci ricorda) il potere dirompente del cambiamento. E’ un grande giorno oggi – festeggiamo e restiamo ottimisti! Un abbraccio

  3. comosome ha detto:

    Oh Luca, ma secondo te me lo sono perso?!
    Sie…ho fatto le tre alla tv, poi son crollato…
    Credo molto in questo vento nuovo…sicuramente il passaggio storico è notevole ed incredibile…
    Rimangono i miei atavici e cinici dubbi sulle modalità “democratiche” di questo paese in altre faccende…però stiamo a vedere sono ottimista…
    Ora non ci resta che questo oppure questo

  4. ubik ha detto:

    posterò il manifesto.
    per il Papa Nero ci stiamo attrezzando…vista le crisi delle vocazioni 🙂

  5. comosome ha detto:

    da adista

    LE MAESTRE NON PORTANO I BAMBINI ALLA MESSA DEL 4 NOVEMBRE. E AN INSORGE: “LICENZIATELE!”

    34684. VILLAFRANCA (PD)-ADISTA. Fossimo stati ai tempi della prima guerra mondiale, forse gli esponenti di Alleanza Nazionale – in testa il ministro della Difesa Ignazio La Russa – avrebbero accusato di disfattismo e di diserzione la dirigente scolastica e gli insegnanti dell’Istituto comprensivo di Villafranca padovana che non hanno accettato di far partecipare tutti gli alunni della scuola alle celebrazioni religiose e civili del 4 novembre, anniversario della fine della “grande guerra”. Li hanno però aggrediti pubblicamente: il ministro si è recato in visita a Villafranca per portare “solidarietà” al sindaco e redarguire la dirigente disobbediente Maria Grazia Bollettin e i più solerti colonnelli di An hanno chiesto alla titolare della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, di “allontanare dall’insegnamento” i maestri e i professori poco patriottici dell’istituto padovano e dell’Italia tutta. Ma i docenti di Villafranca respingono le accuse e si difendono, spiegando quello che la legge prescrive: la partecipazione ad “atti di culto” in orario scolastico – come la messa per il 4 novembre – deve essere deliberata dal Consiglio di Istituto (l’organo collegiale formato dal dirigente, dai rappresentanti dei docenti, dei genitori e del personale non docente, ndr), che però ha scelto di non farlo.

    Il sindaco di Villafranca, Beatrice Piovesan (Udc), aveva infatti invitato il dirigente scolastico della scuola a far partecipare tutti gli alunni e i docenti alle celebrazioni organizzate dal Comune e dall’Associazione combattenti e reduci per il 4 novembre: alzabandiera, messa per i caduti della prima guerra mondiale e per i militari italiani deceduti durante l’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003, testimonianza di alcuni reduci e deposizione di una corona di fiori al monumento per i caduti. Il Consiglio di Istituto non ha deliberato l’interruzione delle attività didattiche per far partecipare tutta la scuola alle celebrazioni (non ritenendo neppure opportuno imporre un rito religioso cattolico agli studenti non cattolici della scuola), ma è stata lasciata libertà di scelta, tanto che sette – quattro terze medie e tre quinte elementari – hanno comunque deciso di prendere parte alle iniziative.

    Troppo poco per gli esponenti di An, a cominciare dal presidente della Camera Gianfranco Fini: “Non è piacevole leggere – commenta – che alcuni insegnanti non ritengono opportuno celebrare il 4 novembre perché la bandiera tricolore offenderebbe la sensibilità dei bambini immigrati” (cosa peraltro mai detta da alcun insegnante). Seguìto a ruota dal ministro della Difesa, nonché reggente di An, Ignazio La Russa, il quale ha espresso la sua “vicinanza a tanti ragazzi che desiderano essere protagonisti delle celebrazioni del 4 novembre e crescere come italiani, più di quanto non vogliano i loro insegnanti”. Per Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo delle Libertà al Senato, la presa di posizione dei docenti rappresenta un’“offesa alla nostra memoria; la vera minaccia xenofoba è rappresentata da certi docenti che celano dietro il vessillo della finta integrazione una loro ideologia malata”. E il deputato di An Filippo Ascierto, ex maresciallo dei Carabinieri (che ha presentato un’interrogazione alla Camera e ha organizzato un blitz incaricando alcuni esponenti locali del partito di appendere bandiere tricolori lungo la cancellata della scuola), insieme al sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, ha chiesto la “rimozione della dirigente” e l’allontanamento dall’insegnamento dei docenti ribelli. I quali replicano con una lettera pubblica in cui respingono le accuse di mancato rispetto per il tricolore – “nessuno ci ha mai interpellato, né noi abbiamo rilasciato dichiarazioni che potessero dare adito a tali illazioni” – e spiegano le loro motivazioni: “Il Dpr 316/1974 recita ‘Atti di culto fuori dalla scuola in orario scolastico devono essere deliberati dal Consiglio d’Istituto come attività extrascolastiche’ e non ci risultano determinazioni in questo senso”, scrivono le maestre della scuola primaria dell’Istituto comprensivo di Villafranca. “Se amministratori locali, presidenti, ministri e onorevoli fossero più attenti nelle loro dichiarazioni, sarebbe possibile instaurare quelle forme di colloquio che li porterebbero ad una doverosa conoscenza di quanto facciamo per i nostri ragazzi e dei valori ai quali li stiamo educando”. Nessun “veto” è stato opposto, chiarisce la dirigente scolastica Maria Grazia Bollettin, tanto che sette della scuola hanno aderito all’iniziativa, e molti alunni hanno partecipato ad un’altra iniziativa promossa dal Comune per l’anniversario della fine della guerra il giorno 8 novembre.

    li strepiti della destra di governo però qualche risultato lo hanno ottenuto: la Giunta regionale del Veneto preparerà un dossier sulle scuole che hanno disertato il 4 novembre e il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Carmela Palombo, ha disposto un’ispezione nella scuola di Villafranca anche se, ammette, dagli elementi raccolti “non emergerebbe una determinazione a boicottare la manifestazione”. E il ministro La Russa, dopo tanto clamore, dice: mi auguro che il dirigente scolastico “non abbia alcuna punizione disciplinare” (luca kocci)

  6. دردشة ha detto:

    I like a great blog thanks

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