Pensiero

ottobre 1, 2009

Abbiamo bisogno di “liberazione”; l´uomo di ogni tempo necessita dell´intervento di qualcuno o di qualcosa che lo liberi. Perché “l´uomo disempre” desidera profondamente la felicità, ma si prostituisce facilmente all´idolo di passaggio. Non che a farla da padrona nelle scelte di vita sia  una sorta di ingenuità, che tutto abbraccia con lo sguardo di chi è incapace di riconoscere il marcio dentro le situazioni che allettano. Piuttosto ci siritrova con le idee un po´ confuse, di chi anela al tutto, ma finisce per  impastarsi con il niente. Stiamo in mezzo a tante persone, ma ci sembra di  scontrarci con fantocci senza volti; gente artefatta, chiusa in se stessa,gelosa nel custodire i propri segreti, attenta a non lasciar trapelare all´esterno le proprie debolezze, i propri limiti, il bisogno dell´uomo diessere compreso, aiutato ed amato. E non solo. Presi da una sorta di paranoia collettiva siamo “sospettosi” nei confronti di chiunque;soprattutto di chi ci si approssima con la sua sofferenza, mendicante  compassione e misericordia. Siamo capaci di provare solo sentimenti che siano palliativi delle nostre ansie ed insoddisfazioni, emozioni ricercate per scacciare la noia, trasporti affettivi utilizzati come efficaci cure antidepressive: come se il gesto gratuito del donarsi fosse una grande perdita di tempo. Abbiamo bisogno di invocare la “liberazione” dall´egoismo, dall´infantilismo, dall´immaturità, dall´incapacità di vivere nella semplicità, nevrotizzati dall´ansia del primeggiare sugli altri.


Caccia al Caccia No F-35

maggio 25, 2009

Cerchiamo di essere liberi, intelligenti e felici…

Caro visitatore che passi da questo bolg semideserto, leggi questo appello.
Le spese militari sono la più grande follia della storia, sono l’assurdo, manifestano le paure dell’uomo e le loro cattiverie.
L’esercito rimane un tabù, intoccabile…perchè la storia ci ha sempre detto che essere critici ed approfondire i concetti di Difesa e Patria sia un reato.
Basta la storia è diversa…o almeno vediamo quello che si può fare.

“la popolazione e non un gruppo elitario (l’esercito) è responsabile della difesa e l’ha dunque in mano” (Pat Patfoort)

Firma l’appello


Oggi

aprile 12, 2009

Cosa vuol dire essere contro la morte??


a volte ritornano

marzo 22, 2009

Dopo aver cambiato casa e computer….rieccomi…

In questo paese dove non si può NON scegliere da che parte stare…esprimo tutta la mia solidarietà a Don Alessandro Santoro e a tutti coloro che lavorano nella realtà delle Piagge.

da Peacelink

“Rifiutare questo clima di intolleranza sociale”

La comunità delle Piagge riflette sul raid che ha devastato il centro sociale Il Pozzo. “Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, giorno per giorno”. E in una lettera aperta cita don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia: “Noi vi chiediamo di uscire alla luce del sole”
22 marzo 2009

La domenica delle Piagge, dopo il manganello

Il Centro sociale è pieno, come tutte le domeniche quando si trasforma in chiesa e si fermano per un’ ora le attività sociali sul territorio. Alla messa delle 11 Alessandro Santoro, il prete della Comunità delle Piagge, è circondato da chi durante la settimana è impegnato in mille faccende all’interno del quartiere; c’è anche chi ha deciso di perportare di persona la propria solidarietà dopo l’intrusione fascista dell’altra notte. Si leggono i giornali, i messaggi posta di elettronica che arrivano dal resto della città e da tutta Italia e qualcuno storce la bocca notando l’assenza di una qualsiasi parola del vescovo di Firenze, Giuseppe Betori, o di qualsiasi altro prete della diocesi fiorentina.

Per un mondo di pace «Dobbiamo saper chiedere perdono a coloro che, nascosti dietro un manganello, non hanno la forza di mostrarsi alla luce del sole, incapaci di pagare il prezzo di quella vulnerabilità che si manifesterebbe in un istante» – dice Alessandro Santoro durante l’omelia. «Gesù sulla croce era nudo, metteva a disposizione la sua vita per quello che era, senza celarsi dietro alcunché. Allo stesso tempo dobbiamo saper chiedere perdono quando esprimiamo una solidarietà di maniera, incapace di andare oltre e tradurre in azione l’indignazione che proviamo. Dobbiamo saper voltare pagina per davvero e agire nell’interesse di tutti, sfuggendo da quel conformismo al potere che ci coinvolge tutti sempre di più.»

Nelle ultime, convulse, ore la Comunità delle Piagge ha scritto collettivamente un testo per affermare, con forza e pubblicamente, che la sola cosa da fare in questo momento è quella di non rimanere coinvolti in questo folle clima di intolleranza sociale, politica, razziale che purtroppo Firenze e tutto il paese stanno vivendo. Ed è per questo che la Comunità piaggese continuerà a fare semplicemente quello che ha fatto fino ad oggi. Stare dalla parte degli ultimi senza perdere la coscienza della dignità e la speranza in una vita piena e vera. Il documento termina con un invito a coloro che hanno compiuto l’intrusione l’altra notte: «Rispondiamo con le parole di Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia: “La vostra azione l’avete realizzata di notte, nel buio, senza il coraggio del vostro volto. Noi vi chiediamo di uscire alla luce del sole”.»

Ecco il testo integrale del documento della Comunità delle Piagge

Il Centro sociale Il Pozzo che rappresenta la nostra comunità in quanto luogo di accoglienza e di vita collettiva dove quotidianamente si incrociano le nostre vite e le storie di tante persone del quartiere e della città è stato per l’ennesima volta oggetto di atti di violenza e di ignoranza. Qui ogni giorno, viviamo il tentativo ed il sogno di costruire nuovi percorsi di convivenza e di assunzione di responsabilità, e tante volte diventa vera e propria officina dove si sperimentano inedite modalità di vita a livello relazionale, economico, spirituale, politico e sociale. Nella notte di giovedì, come ormai è noto, alcune persone hanno fatto irruzione nel centro sociale mettendolo a soqquadro, rubando svariati oggetti e lasciando sul pavimento un manganello con scritte fasciste. Crediamo, ed è questo che vogliamo affermare con forza e pubblicamente, che la sola cosa da fare in questo momento sia non lasciarsi coinvolgere in questo folle clima di intolleranza sociale, politica, razziale che purtroppo la nostra città e tutto il paese stanno vivendo, e che in molti sciaguratamente cavalcano per raggiungere obiettivi vantaggiosi per pochi e dannosi per i più.

Per questo motivo ciò che faremo sarà semplicemente quello che abbiamo sempre fatto: lavorare quotidianamente, nelle nostre strade, nel nostro quartiere, in mezzo alla gente, dalla parte degli ultimi, con umiltà e fatica, ma senza perdere la coscienza della dignità della nostra lotta e la speranza in una vita piena e vera. Per questo chiediamo a tutti quanti condividono con noi questo sogno di continuare a operare, ognuno nella propria realtà ma anche tutti insieme, per la costruzione di una società più giusta. Intrecciare i fili dei nostri so! gni e della nostra lotta comune sarà la risposta pi&ugr! ave; efficace alla violenza dell’altra notte. Alle persone che hanno compiuto quel gesto, ci sentiamo di rispondere con le parole di Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia: «La vostra azione l’avete realizzata di notte, nel buio, senza il coraggio del vostro volto. Noi vi chiediamo di uscire alla luce del sole.»

Comunità di Base delle Piagge Firenze, 21 marzo 2009


Dear Obama

novembre 16, 2008

Lettera aperta al prossimo presidente degli USA Barack Obama

Caro Obama,

ci congratuliamo con Lei e con tutti i cittadini statunitensi per la sua elezione a Presidente. Le  auguriamo di poter dimostrare, concretamente, ciò che Lei stesso ha dichiarato nel suo primo  discorso dopo le elezioni: “la vera forza della nostra nazione non nasce dalle armi o dalle ricchezze, bensì dalla vitalità dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza”.

Il 34esimo Presidente degli USA, il generale Dwight Eisenhower, che di guerra se ne intendeva essendo stato il comandante in capo delle forze alleate in Europa durante il secondo conflitto mondiale, disse: Io odio la guerra  come solo un soldato che l’ha vissuta può odiarla, così come uno che ha visto la sua brutalità, futilità, stupidità”, ed anche Ogni cannone costruito, ogni nave da guerra varata, ogni missile sparato, significa, alla fine, un furto verso coloro che hanno fame e devono essere sfamati, verso coloro che hanno freddo e non hanno di che coprirsi. Questo mondo non spende per le armi solo denaro, ma spende il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi figli. Questo non è un modo di vivere nel vero senso della parola. Sotto le nubi della guerra c’è l’umanità appesa ad una croce di ferro” (16 Aprile 1953). E nel suo discorso di commiato alla nazione dopo due mandati, il 17 gennaio 1961, ammonì la popolazione del suo paese a fare attenzione al complesso militare–industriale che non era affatto interessato alla pace ma che avrebbe tentato, per mantenersi in vita e potenziarsi, di portare il paese nuovamente in guerra.

In questo momento di profonda recessione, ci auguriamo che Lei sia convinto, come lo siamo noi,  del fatto che l’attuale situazione del mondo richiede un cambiamento totale di politica estera con una riduzione fortissima delle attuali spese militari,  e l’incremento invece di quelle a scopi civili. Come ha scritto il Pastore evangelico tedesco Bonhoeffer (fucilato dai nazisti per la sua tenace opposizione al regime) “le armi uccidono anche se non vengono usate”. Infatti i soldi impiegati nella costruzione  di armi, oltre a servire per  uccidere esseri umani e distruggere beni fondamentali,  sono tolti allo sviluppo sociale ed economico, accrescono il divario tra ricchi e poveri, e portano ad una occupazione molto  inferiore a quella che si avrebbe se gli stessi fondi fossero impiegati a scopi civili. Anche il programma da lei meritoriamente annunciato di riconvertire l’intera economia statunitense  dall’attuale dipendenza dalle fonti fossili, rovinose per l’ambiente, alla fonte solare sarà difficilmente realizzabile a causa delle elevatissime spese militari.

Spese che, d’altro canto, non consentiranno di cogliere l’obbiettivo che viene invocato a loro giustificazione, quello cioè di combattere il terrorismo perché, anzi, non faranno che incrementarlo. Il suo paese, pur avendo solo il 5 % della popolazione mondiale, utilizza per le armi e per la guerra  quasi la metà di tutte le spese   mondiali in questo campo. Ed i paesi ricchi  del G8, tra cui il nostro, insieme ai due paesi dell’Asia che stanno seguendo il modello di sviluppo occidentale (India e Cina), pur non raggiungendo tutti insieme nemmeno  la metà della popolazione mondiale,  utilizzano  oltre l’80%  delle spese mondiali di questo settore.    Questo squilibrio di spese militari nei rapporti internazionali, soprattutto quando sono aperti conflitti annosi, come quello tra Israele e Palestina, se  i paesi che spendono meno per gli eserciti e  le armi non vogliono accettare il dominio di quello che è stato definito il “nuovo impero”, e  non scoprono l’efficacia di portare avanti una lotta di tipo nonviolento, fa si che essi  siano stimolati  ad inventare nuove armi, efficaci, ma poco costose, capaci di colpire al cuore l’avversario. E queste  nuove armi  sono i cosiddetti  kamikaze, che fanatizzati, si immolano uccidendo molte persone facenti parte del campo avverso, oppure il collocamento di bombe e di altri strumenti mortali in treni o in altri gangli vitali della società occidentale, come è successo, oltre che in Usa, in Spagna ed in Inghilterra, e come si teme spesso succeda anche in altri paesi, compreso l’Italia. Questo ha portato il livello di insicurezza della vita del singolo cittadino di tutti i paesi del mondo ricco, che pure, per difendersi, hanno la maggior parte e le più potenti armi del mondo, ad un livello mai raggiunto finora. Il mondo ricco risponde aumentando e potenziando le sue armi, ed incrementando perciò lo squilibrio di potenza armata tra sé e gli altri, che, a loro volta, rispondono intensificando le proprie attività di tipo terroristico. E’ un circolo vizioso che va superato.

In particolare la presenza dei militari e delle basi statunitensi in Italia è ingombrante e sempre meno accetta. L’esistenza nel nostro territorio di  basi americane  (Aviano) ed italiane (Ghedi) che contengono  testate nucleari, che sono armi di attacco e non  certo di difesa,  è in totale contrasto con l’art. 11 della nostra Costituzione  che  recita testualmente “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. I nostri movimenti hanno raccolto migliaia di firme di cittadini italiani  per due progetti legge di iniziativa popolare, presentati al Parlamento italiano, per l’eliminazione dal nostro territorio delle testate nucleari e per la chiusura di queste ed altre basi militari. Inoltre la decisione dell’amministrazione Bush (che ha sostenuto una politica militare aggressiva, con la teorizzazione addirittura della “guerra permanente e preventiva”), di raddoppiare la base americana di Vicenza,  sta portando la popolazione di quella città, che in stragrande maggioranza non vuole quella nuova base, a continue agitazioni e proteste che sono state accolte anche dal tribunale amministrativo  della Regione di quella città. Il governo italiano attuale, che ha dimostrato ripetutamente il suo appoggio alla politica aggressiva dell’amministrazione americana uscente, ha ignorato questa sentenza e la volontà espressa dai cittadini di quella città, dando il  via all’inizio dei lavori  di questa seconda base.

Noi siamo amici del popolo americano, e gioiamo per il fatto che tra poco sarà Lei a rappresentarlo. Per questo speriamo che Lei decida di cambiare completamente la politica estera del suo paese. In un convegno da noi organizzato per la prevenzione dei conflitti armati e per la creazione di corpi appositamente preparati a questo scopo (Corpi Civili di Pace) è emerso che   attualmente per la prevenzione dei conflitti armati si spende  1 euro contro i 10.000 euro utilizzati per realizzare le guerre. Se questo squilibrio continua il mondo futuro sarà davvero una guerra permanente. Bisogna rovesciare questo andamento. Le facciamo presente una nostra  proposta per superare la controversia di Vicenza  e per una nuova collaborazione di pace trai nostri due paesi: Creare una struttura dove Usa, Canada ed Europa possano lavorare insieme, alla pari e sul lungo periodo, nel campo della prevenzione e soluzione con mezzi civili dei conflitti che mettono in pericolo la vita di milioni di persone. E questo nel quadro del riconoscimento, da parte dell’Agenda per la Pace dell’Onu, dell’importanza del Peace Keeping Civile. L’Europa, anche grazie ai paesi non allineati e non  facenti parte della Nato, come la Svezia, la Finlandia e l’Austria, ha molto da offrire: il concetto di “potenza civile” su cui basa la sua azione nel sistema internazionale, le singole esperienze  di diplomazia popolare e di quella su più livelli, le nuove politiche di prevenzione dei conflitti nell’Est Europa e nel Caucaso. Anche gli Usa possiedono però un enorme patrimonio storico e di competenze scientifiche sul tema della prevenzione dei conflitti e dell’intervento civile, di mediazione per la soluzione delle crisi: dallo storico accordo di Camp David,  a istituzioni come l’Usip (United States Institute of Peace,),  ai centri di Document/Azione  Martin Luther King e Carter di Atlanta, fino a singoli progetti di ricerca e intervento per una soluzione pacifica ai conflitti (come Preventing Deadly Conflict).  A partire da tutto ciò, il movimento di Vicenza potrebbe invitare un tipo diverso di presenza statunitense ed internazionale: non migliaia di paracadutisti pronti a intervenire militarmente ai quattro angoli del mondo, ma un Centro per la prevenzione e l’intervento civile nei conflitti, dove i Paesi europei, Usa e Canada (paese quest’ultimo molto impegnato in politica estera sul concetto di “sicurezza umana”), e tutti gli altri interessati a sviluppare il Peace Keeping Civile dell’ONU, possano discutere e preparare insieme modalità civili di soluzione delle crisi e di prevenzione di escalation violente, e addestrare corpi civili di pace per interventi non armati. Una struttura civile, a basso impatto ambientale e urbanistico. Vicenza diverrebbe così un nuovo luogo di dialogo e produzione di politiche per la pace e per lavorare in maniera diversa alla sicurezza umana e sociale.

Sappiamo che anche Lei, come noi, nutre rispetto e ammirazione per il mahatma Gandhi e per il dottor Martin Luther King. Nella loro memoria, ci auguriamo che Lei mediti su questa proposta e che  si possa collaborare insieme per realizzarla.

Accetti la nostra stima e i nostri migliori saluti.

Firme (in ordine di adesione): L’Associazione Onlus “Berretti Bianchi”, La Fucina per la Nonviolenza (sezione fiorentina del Movimento Nonviolento), La Comunità per lo Sviluppo Umano ed il  Movimento Umanista di Firenze, l’Associazione Locale Obiezione e Nonviolenza-gruppo azione nonviolenta Forlì-Cesena (alon-gan fc),  l’IPRI-Rete Corpi Civili di Pace, il Movimento Nonviolento, la Tavola della Pace del Friuli Venezia Giulia, il Centro Gandhi Edizioni ed i  Quaderni Satyagraha di Pisa, il Centro Studi Sereno Regis di Torino (altre adesioni stanno arrivando giorno per giorno)……


DIAZ

novembre 13, 2008

Solite chiacchere…l’Italia ancora una volta da prova di cosa è fatta di poteri forti, di clientelismo, di intoccabili…

MI vergogno.

Sentenza Diaz, assolti vertici di polizia

13 condanne. L’aula grida: “Vergogna”

"Vergogna"Un momento del processo

GENOVA – Sono stati assolti i vertici della polizia per i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 all’interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova. Nessuna condanna, dunque, per Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell’Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore dell’Ucigos e Francesco Gratteri, attuale capo dell’Anticrimine, all’epoca dei fatti direttore dello Sco e Gilberto Calderozzi, oggi a capo dello Sco.

In totale erano 28 i poliziotti sul banco degli imputati, ma il collegio presieduto da Gabrio Barone ha deciso di emettere 13 condanne, esclusivamente nei confronti dei responsabili delle violenze all’interno della scuola. Sono state inflitte condanne per 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall’accusa. A scontare la pena, salvo ricorso in appello, sarà solo il comandante del settimo nucleo, Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni di cui 3 condonati.

Tre e due anni di carcere sono stati comminati rispettivamente A Pietro Troiani e Michele Burgio, colpevoli di aver portato all’interno dell’edificio due bottiglie incendiarie trovate durante la manifestazione del pomeriggio e di averle attribuite ai manifestanti che dormivano all’interno della scuola. Assolti invece i funzionari di polizia che firmarono il verbale di perquisizione e cioè Gratteri, Luperi e Calderozzi. E insieme a loro Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola e Carlo Di Sarro. Per ognuno di loro la pubblica accusa aveva chiesto 4 anni e 6 mesi ritenendoli colpevoli di calunnia, falso ideologico e arresto illegale.

Il tribunale ha assolto inoltre per non aver commesso il reato o perché il fatto non sussiste Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi. Per loro la pubblica accusa aveva chiesto 4 anni ritenendoli colpevoli di calunnia, falso ideologico e arresto illegale. Assolti anche da ogni responsabilità Massimo Nocera, Maurizio Panzieri e Salvatore Gava.


Massimo Nocera era accusato di aver Simulato un finto accoltellamento e il pm aveva chiesto per lui 4 anni di carcere.

La totalità delle condanne riguarda i componenti del Settimo nucleo mobile di Roma, del suo capo dell’epoca Vincenzo Canterini condannato a 4 anni e accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni, e dai suoi sottoposti Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti e Pietro Stranieri, condannati a 3 anni e accusati di lesioni aggravate in concorso. Il vice di Canterini, Angelo Forniè è invece stato condannato a due anni di reclusione.

Alla lettura della sentenza, dopo 11 ore di camera di consiglio, si è levato il grido ‘vergogna, vergogna!’ dai settori del pubblico presente nell’aula affollata. Presenti anche gli altri magistrati della procura di Genova: tra loro i pm del processo per i fatti di Bolzaneto, Petruzziello e Ranieri Miniati, oltre ad altri quattro che si sono occupati della Diaz. In aula c’era solo un imputato: il capo della squadra mobile di Parma, Alberto Fabbrocini per il quale i pm hanno chiesto l’assoluzione.

Tra il pubblico era presente anche Mark Covell, giornalista inglese di 40 anni presente nella scuola durante l’irruzione e il sindaco di Genova Marta Vincenzi: “Spero che con questa sera si chiuda una ferita che è rimasta aperta per sette anni – aveva detto prima della lettura della sentenza -. E’ importante che sia stata fatta una ricostruzione, quindi è un passo avanti rispetto al passato”. “Rimarrò qui fino alla lettura della sentenza – aveva aggiunto – E’ un riappropriarsi del rapporto tra i cittadini e le istituzioni”.

Ora restano da discutere alcuni processi-satellite. Il primo è quello a carico di Vincenzo Canterini, durante il G8 comandante del VII nucleo sperimentale antisommossa del I reparto mobile di Roma, imputato di lesioni personali aggravate e di violenza privata per aver spruzzato gas urticante contro alcune persone radunate in corso Buenos Aires.

Il secondo riguarda la carica avvenuta in piazza Manin: in questo processo sono imputati 4 poliziotti del reparto mobile di Bologna. Un terzo processo riguarda l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato l’ex questore di Genova a rendere false testimonianze nel corso della deposizione al processo sull’irruzione della Polizia della scuola Diaz. Con lui sono indagati l’ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola e l’ex questore Francesco Colucci. In questo caso l’ udienza preliminare è fissata per il 25 novembre.
Il primo processo ad essere celebrato per i fatti di Genova è stato quello per le violenze di strada che si è concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni per 24 no global. Il secondo è stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. In questo caso, il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra 5 mesi e 5 anni.

(13 novembre 2008)


Ne(g)ri

novembre 12, 2008

Neri come Obama…non abbronzati…speriamo bene…Io ci spero…rimango con i piedi per terra, ma un pizzico di speranza che forse le cose cambieranno c’è…

Neri come il Congo…e neri come l’ombra del mondo pacifista che si permette di etichettare guerre di serie A e di serie B…in questo sono bui bui anche i mezzi di comunicazione, ma qualcosa si salva.

Neri come quelli che in pieno boom partecipativo si presentano senza invito e con caschi alla sede di Chi l’ha visto e minacciano un giornalista.